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«Non si vuole chiudere Cona stop alle nuove carte d’identità»

Panfilio contesta il sistema di accoglienza: «Altre strutture vuote e noi siamo in una fossa di coccodrilli» Vallotto: fermare gli sbarchi. Spessotto: velocizzare le commissioni. Pellicani: l’Europa sia più presente

di Vera Mantengoli
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Tra la buona volontà e l’attuale realtà c’è «una fossa di coccodrilli» che impedisce che i buoni progetti si realizzino. Sono queste le parole usate dal sindaco di Cona Alberto Panfilio per commentare “CapaCityMetro”, l’applicazione dell’Università Iuav per l’inclusione dei migranti presentata ieri a Palazzo Badoer. «Gli strumenti ci sono» ha detto il sindaco a proposito della necessità di riorganizzare i flussi di migranti «Tuttavia c’è ancora una fossa di coccodrilli tra i buoni propositi e la situazione attuale».

Panfilio ha fatto il punto su Cona non risparmiando nessuna critica alla cooperativa Edeco, ricandidatasi per la gestione del centro di accoglienza. «Mi aspettavo che la cooperativa si sarebbe ricandidata dato che ha fatto dei migranti il suo core business» ha spiegato il sindaco «Ma chi controlla dovrebbe fare delle considerazioni. In due anni questa cooperativa non è riuscita a insegnare nemmeno la base dell’italiano a 4000 persone e già solo per questo dovrebbe essere esclusa». Attualmente, nel paesino di Cona di 2900 anime, sono ospitati 619 migranti, ancora troppi per il sindaco che parla di «logica del pallottoliere» per spiegare che quello che si decide a tavolino, spesso è diverso dalla realtà: «Ci sono stati di recente dei trasferimenti, ma non c’è la volontà di chiudere Cona e di ammettere che è stato fatto un errore» prosegue «Ci sono altre strutture vuote in altre regioni che potrebbero in tre giorni far chiudere Conetta e assorbire i migranti che sono qui, ma a maggio 2014 la conferenza Stato Regioni ha fatto un piano aritmetico della distribuzione che non coincide con la realtà».

Carta d’identità bloccata. Per dare un segnale alle istituzioni, Panfilio ha bloccato una settimana fa le iscrizioni per la carta d’identità ai migranti: «Se non ho la possibilità di verificare chi è la persona, allora mi rifiuto di fargliela. Questo documento dura 10 anni, se poi alla persona non viene dato lo stato di rifugiato, la può tenere e usare e poi se succede qualcosa è il Comune che paga le conseguenze».

I parlamentari. Domani i neoeletti deputati inizieranno il loro primo giorno a Roma da parlamentari. Che cosa ne pensano della gestione dei flussi? «Non devono esserci più Cona, ma un’equa distribuzione su tutti i Comuni attraverso il modello Sprar» ha detto Arianna Spessotto dei Cinque Stelle «Bisogna dare la possibilità al migrante di lavorare, magari facendo lavori socialmente utili, e velocizzare le commissioni spostandole nel posto di partenza dei migranti, come avevamo proposto con una mozione votata all’unanimità alla Camera. In questo modo si aggirerebbe la Convenzione di Dublino e anche la speculazione che a volte fanno le cooperative. Infine, bisogna andare a sbattere i pugni sui tavoli europei». Per Andrea Ferrazzi, neosenatore per il Pd, bisogna stipulare un accordo con le categorie affinché chi venga accolto possa lavorare: «Sono d’accordo con quanto fatto da Marco Minniti, ma adesso c’è bisogno di una politica che vada oltre all’emergenza» spiega «Il lavoro darebbe la possibilità alle persone di fare qualcosa e avrebbe un impatto sociale positivo. Bisogna poi andare a monte e operare a livello internazionale sia con l’Unione Europea che con il Nord Africa». Anche Nicola Pellicani, eletto alla Camera, appoggia la necessità di dare lavoro quando una persona arriva, ma aggiunge che bisogna comunque andare nei posti di partenza affinché si garantisca il rispetto delle persone: «Grazie al decreto Minniti firmato lo scorso maggio nel Comune di Venezia sono state espulse 500 persone» spiega «I flussi verso l’Italia sono calati del 30%, ma l’Europa non si fa ancora carico abbastanza del problema».

Per Sergio Vallotto della Lega Nord invece ci sono prima gli italiani: «Rimpatriare chi ha problemi con la giustizia e accogliere chi scappa dalla guerra facendo una selezione nei loro Paesi» spiega «Basta centri come Cona che fanno male a tutti, bisogna fermare gli sbarchi. Salvini dice che chi ha diritto è mio fratello, ma per il resto voglio che lo stesso trattamento che hanno i migranti con la casa e la sanità venga riservato agli italiani e se Salvini sarà premier sono sicuro che rispetterà il programma».

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