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Coin Venezia verso la chiusura, partite le prime lettere di licenziamento

Non si è risolto lo scontro con la proprietà sull'affitto, l'ultima speranza dei dipendenti è nelle mani del Tribunale: udienza il 20 marzo

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Coin Excelsior: lo storico negozio verso la chiusura 

VENEZIA. Non c'è il lieto fine dietro alla vicenda dello sfratto per finita locazione di Coin, uno dei negozi storici di Venezia: Coin Srl ha, infatti, avviato le procedure di licenziamento del personale. In ballo c'è il futuro di oltre 90 dipendenti e delle loro famiglie.

Ma il loro destino sembra segnato: il contratto di affitto dell'immobile che ospita da sempre il primo megastore veneziano, è scaduto il 28 febbraio.

Un recente incontro in Regione  ha ribadito la distanza tra le parti e, a oggi, l’impossibilità di arrivare a un accordo a fronte di quasi un milione di differenza tra quello che chiede la Drizzly di Paola Coin (tre milioni il canone annuo) e quello che è disposto a dare il Gruppo Coin srl (2 milioni e 100 mila euro) per continuare a restare nella storica sede di Rialto.

Coin Excelsior: prime lettera di licenziamento 

L’ultima, esigua speranza dei lavoratori  è ora appesa alla decisione del tribunale del lavoro, al quale il Gruppo Coin aveva presentato richiesta di proroga di occupazione dell’immobile per almeno sei o dodici mesi. Sei o dodici mesi durante i quali si vedrà se c’è spazio di riavvicinare le parti.

L'udienza è in programma per il 20 marzo, ma intanto sono arrivate le prime lettere di licenziamento. Un dramma per chi le ha ricevute.

In una nota, Coin Srl sottolinea "che si tratta di un atto dovuto, attuato alla luce delle azioni formali condotte dalla proprietà dell'immobile, volte alla restituzione dei locali che ospitano il department store. Coin ha presentato un reclamo al Tribunale di Venezia opponendosi al precetto di rilascio del building. L'udienza di discussione si terrà il 20 marzo 2018 e sarà pertanto l’autorità giudiziaria a definire le modalità di riconsegna dei locali. Coin esprime grande rammarico per l’inevitabile conclusione a cui sta giungendo la vicenda e rimarca ancora una volta la volontà di ritornare in città non appena si renderà disponibile una soluzione in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze commerciali aziendali".

 

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