Segnalazione errata alla centrale rischi e l’impresa fallisce

La banca aveva messo l’azienda tra i cattivi pagatori  ma non era vero. Apindustria: «Chiederemo i danni»

SAN DONÀ. Errata segnalazione di sofferenza alla centrale rischi da parte di un istituto bancario, un’azienda storica dei trasporti è costretta a chiudere e licenziare 24 dipendenti. Ora l’imprenditore, appoggiato da Apindustria ha dato mandato al suo legale di procedere per i danni causati da false comunicazioni bancarie. Ma l’azienda del Sandonatese chiuderà i battenti tra pochi giorni e non ci sarà più nulla da fare.

Il grido di dolore e di rabbia arriva dal Basso Piave, attraverso la voce di un piccolo imprenditore disperato per l’impotenza dimostrata di fronte a un evidente e dichiarato errore da parte dalla banca. L’istituto bancario ha inviato una comunicazione errata alla centrale rischi inerente gli affidamenti dell’azienda. La vicenda ha inizio i primi mesi del 2017 quando l’azienda si vede rifiutare il rinnovo dei propri affidamenti da parte delle banche che sostengono da anni la società, cliente conosciuto che mai aveva evidenziato problemi o scorrettezze dal punto di vista finanziario. Dopo una più attenta verifica che l’imprenditore ha svolto presso gli uffici della Banca d’Italia, si evidenzia che una banca ha comunicato alla centrale rischi dei dati non in linea con gli affidamenti accordati, scatenando un “alert” di sicurezza che tutto il sistema ha recepito come pericoloso.


Da quel momento tutte hanno preso le distanze come si fa con un appestato. La stessa banca ha poi ammesso l’errore con una lettera, inviata all’azienda e per conoscenza a Banca d’Italia, senza sortire alcun effetto. «Questa è una vicenda simile a centinaia, migliaia di altri casi», ha commentato Ludovico Trevisan, commercialista ed esperto di rapporti tra impresa e banca, «che in questi anni di crisi emergono in tutta Italia e che, soprattutto a Nordest, hanno spinto tanti a compiere gesti estremi. È l’effetto combinato dell’atteggiamento arrogante e predominante delle banche con imprenditori e aziende. In questi ultimi dieci anni non sono servite le lezioni di economia reale, tutti corrono col paraocchi. Abbiamo dato mandato al nostro legale di procedere per i danni causati, da false comunicazioni bancarie».

«I più ricorrenti casi di illegittima segnalazione nella centrale dei rischi e nelle banche dati Sic», aggiunge, «sono riconducibili, in buona sostanza, alla mancata ricezione del preavviso, previsto dall’articolo 4, comma 7, del Codice di deontologia e dall’articolo 125, comma 3, del Testo Unico Bancario. Il diritto tutela l’imprenditore, peccato che come in questo caso la tutela sia tradiva e senza onore».

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