Masegni, Soprintendenza contro Comune

«Esiste un protocollo ed è ancora in vigore, l’Amministrazione deve controllare». Ma il cemento sta sostituendo la trachite

Il protocollo dimenticato. La pavimentazione della città è ridotta a patchwork, con i masegni in trachite rimossi e spesso distrutti e non rimessi al loro posto. Una trasformazione sempre più estesa, che riguarda gli interventi di manutenzione dei sottoservizi. E adesso anche la realizzazione della fibra ottica. Tombini che si moltiplicano, lavori spesso eseguiti con modalità poco rispettose. E soprattutto il non rispetto delle regole che Comune e Soprintendenza si erano dati. Firmando il 5 aprile del 2007 un Protocollo d’intesa sulle pavimentazioni storiche della città. Un accordo che si era reso necessario per le tante proteste dovute a interventi poco filologici sulla pavimentazione - vincolata - della città. A firmarlo l’allora assessore Mara Rumiz e il direttore di Insula per il Comune, la soprintendente Renata Codello per la Soprintendenza. Un documento dettagliato con le istruzioni su come vanno effettuati i lavori di manutenzione . E una raccomandazione finale: «È bene che sia il Comune a prendersi cura della sorveglianza sui lavori anche quando questi sono eseguiti da aziende pubbliche o private».

Come Enel, Telecom, Veneziana Gas, Veritas. Ma nulla di tutto questo sembra verificarsi. Le modalità di lavorazione dei nuovi tombini sono molto distanti da qual protocollo. Che prevedeva cautele e precauzione per salvare i materiali antichi, in particolare i masegni in trachite e la pietra d’Istria. Invece ditte non sempre specializzate tolgono i masegni, costruiscono tombini in cemento e ricollocano al loro posto pietre ordinarie di sassi e cemento, quasi sempre con il bordo in metallo. «Non si può fare», dice la dirigente della Soprintendenza Ilaria Cavaggioni, «non sono autorizzati lavori di quel tipo». E la Soprintendenza ha preannunciato una lettera al Comune per chiedere la verifica di quel protocollo. In sostanza non è permesso togliere le pietre originali e sostituirle con il cemento. Gittata provvisoria, ma poi pietre nella versione definitiva con i bordi in metallo. Una palese violazione della tradizione. E delle norme, dal momento che la pavimentazione veneziana è quasi tutta vincolata essendo costruita con i masegni in trachite provenienti dai Colli Euganei.


Sempre più spesso vengono segnalati episodi di distruzione delle pietre. Il Comune assicura che i controlli nei cantieri vengono fatti. Ma basta percorrere a piedi le aree centrali della città (Strada Nuova, Rialto), dove sono appena stati conclusi gli interventi ,per verificare che i danni alla pavimentazione sono notevoli.

Eppure il protocollo tuttora in vigore prevede fin nei minimi dettagli ciò che deve essere fatto in presenza di lavori di manutenzione del sottosuolo.

Una sensibilità di quegli anni che aveva portato a definire anche la sequenza degli interventi, le misure delle pietre, lo strato di sabbia, il divieto di tagliare le pietre con il flex.

Tutte cose che difficilmente vengono rispettate nei cantieri. Il risultato è che le pietre della città sono state violentate, in larga parte sostituite con pietre volgari, a base di cemento. «Faremo dei controlli e delle ispezioni nei cantieri», dicono alla Soprintendenza, «ma il soggetto vigilante deve essere il Comune. A lavori conclusi è difficile rincorrere i responsabili di centinaia di micro interventi sul sottosuolo». Un altro obiettivo, da sempre perseguito e mai realizzato è quello i coordinare i lavori. Limitando gli scavi che spesso si ripetono dopo qualche giorno riaprendo pietre appena risistemate.

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