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Mose, gli ispettori Anac a sorpresa in sopralluogo all’Arsenale

Il generale Zaccagnini e i dirigenti LoMonaco e Chiovelli ieri al Consorzio per visionare la documentazione sui pagamenti

VENEZIA. Sono arrivati quasi a sorpresa, annunciando il sopralluogo poche ore prima. E se ne sono andati con pacchi di documenti e la richiesta di avere studi e tabelle dettagliate sulle spese per i lavori del Mose. I tre nuovi “commissari” nominati un mese fa dal governo e dall’Anac sono arrivati ieri mattina all’Arsenale, sede del Consorzio Venezia Nuova.

Il Gruppo di lavoro interistituzionale è stato istituito con decreto dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in accordo con Raf ...

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VENEZIA. Sono arrivati quasi a sorpresa, annunciando il sopralluogo poche ore prima. E se ne sono andati con pacchi di documenti e la richiesta di avere studi e tabelle dettagliate sulle spese per i lavori del Mose. I tre nuovi “commissari” nominati un mese fa dal governo e dall’Anac sono arrivati ieri mattina all’Arsenale, sede del Consorzio Venezia Nuova.

Il Gruppo di lavoro interistituzionale è stato istituito con decreto dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in accordo con Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione. È composto dal generale della Guardia di Finanza Cristiano Zaccagnini, uno dei “segugi” ingaggiati da Cantone all’Anac per verificare bilanci e attività delle aziende in odore di corruzione; dal dirigente della prefettura di Roma Michelangelo LoMonaco, dal dirigente del Dipartimento Trasporti Alberto Chiovelli. Deve verificare lo stato della spesa per la grande opera. Pagamenti, mutui, blocchi dei finanziamenti, contenziosi.



Un lavoro delicato, perché in qualche caso il versamento di denaro è stato bloccato per vicende penali. In altri per questioni burocratiche e «mancanza di liquidità». Cioè soldi stanziati ma non sempre resi disponibili. Con ritardi nel procedere dei lavori, contenziosi e cause intentate dalle imprese, diversità di vedute tra i due commissari straordinari Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola e il Provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti.

«Incontro produttivo e cordiale», commenta Fiengo, una lunga esperienza di Avvocato dello Stato, che adesso governa il Consorzio dopo lo scandalo, «ci hanno chiesto dei documenti che forniremo volentieri. Siamo convinti che per mantenere la legalità e mandare avanti i lavori del Mose sia necessaria una sintonia e una grande collaborazione tra tutti i rappresentanti dello Stato».

Un tema che scotta, a poche ore dalle elezioni. Di Mose non si parla, e lo scandalo sembra archiviato. Ma restano problemi irrisolti. Come il recupero delle somme guadagnate e inquinate dalla corruzione, gli errori progettuali e i guasti alle opere. Secondo un dossier messo a punto dallo stesso Consorzio dei commissari, occorrono adesso almeno 100 milioni per riparare i guasti venuti alla luce negli ultimi anni. Tra questi, il problema dell’ossidazione dei tubi sott’acqua e i buchi nelle tubature dei cassoni; la corrosione di alcune parti delle cerniere che sostengono le paratoie; i danni alla conca di navigazione di Malamocco, messa fuori uso dalla prima mareggiata arrivata nel 2015. Le sue dimensioni sono insufficienti per le grandi navi, le porte da rifare.

Danni anche alla lunata del Lido, anch’essa crollata al primo maltempo, appena collaudata. E poi la manutenzione, sottovalutata nel progetto iniziale. Con costi che superano gli 80 milioni di euro l’anno, più del doppio della cifra prevista all’inizio.

E infine il completamento dell’opera. C’è anche chi sostiene che il Mose è un progetto «vecchio» che va radicalmente rivisto. «Non funziona, da anni chiediamo un confronto pubblico fra tecnici indipendenti», dice l’ingegnere Vincenzo Di Tella, autore di un progetto alternativo (paratoie a gravità) mai preso in considerazione dai governi. Prima il governo Berlusconi, poi Prodi, poi di nuovo Berlusconi. Nodi che andranno presto sciolti, per non aver sprecato i 5 miliardi di euro già spesi.

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