Palasport, Musolino boccia il Comune

Il presidente del Porto: «Nell’area marittimo-portuale la pianificazione urbanistica non è dell’amministrazione, ma solo nostra»

VENEZIA. Palasport ai Pili? Il Comune non ha alcuna legittimità per deliberare nel merito: l’area ricade nell’ambito dei 2200 ettari demanio portuale e, dunque, è esclusivamente all’Autorità portuale che i privati di Porta di Venezia (o chi per essa) dovranno sottoporre il loro progetto, se vorranno realizzare ai Pili il palazzetto o quant’altro.


Il presidente dell’Autorità di Sistema Pino Musolino “butta là” la notizia-terremoto quasi al termine delle due ore di intervento fiume davanti ai consiglieri comunali, nell’audizione su presente e futuro del porto di Venezia. L’amministrazione - presente con l’assessore Massimiliano De Martin e Derek Donadini per lo staff del sindaco Brugnaro - è stata preavvisata, ma la notizia deflagra comunque.
«Nell’area marittimo-portuale la pianificazione urbanistica non è del Comune, ma esclusivamente nostra, del Porto. I Pili? Ricadono all’interno della conterminazione», dice il presidente Musolino, con alle spalle una mappa che mostra gli ambiti di esclusiva competenza del Porto. Pili compresi. «Avevo chiesto un parere all’Avvocatura di Stato sui criteri di applicazione del decreto 232/2016, per altre vicende, e ci ha ribadito senza ombra di dubbio che la pianificazione urbanistica e la progettazione sulle aree (anche private) che ricadono all’interno della conterminazione e del demanio marittimo portuale va discussa esclusivamente nell’ambito del Piano regolatore portuale, che risale al 1965, ma è ancora in vigore», scandisce Musolino, «qualsiasi conferenza di servizio va convocata dall’Autorità di sistema portuale. Il Comune non c’entra: non è sua la pianificazione urbanistica in queste aree. Leggendo i giornali e controllando l’Albo pretorio, ci siamo resi conto della momentanea recente confusione del Comune, che ha fatto atti che non poteva fare. Non cerchiamo lo scontro, ma invitiamo i privati a relazionarsi con il Porto e l’amministrazione - che abbiamo avvisato - a discutere con noi di eventuali progetti. Vogliamo lavorare in maniera sinergica e non far perdere tempo alla città. Vogliamo evitare conflitti sugli atti, che altrimenti dovremmo impugnare».


Grandi navi a Marghera. Sempre sulla linea de «è i l porto decide sulle aree di sua competenza», il presidente Musolino conferma anche il progetto - contestatissimo dagli ambientalisti, pronti al ricorso - per « la realizzazione nell’area Nord di Porto Marghera - di concerto con il governo, il Comune, la Capitaneria - di due banchine per le grandi navi da crociera del futuro: scafi attualmente in cantiere da 300-340 metri, che sostituiranno le grandi navi attuali dal 2027-2028. Il compito che ci ha affidato il Clini-Passera non è eliminare le navi dalla laguna di Venezia, sia chiaro, ma giustamente togliere quelle più grandi da Bacino di San Marco. Questo stiamo facendo, progettando due accosti per le navi più grandi nell’area nord e lo scavo del canale Vittorio Emanuele per portare in Marittima quelle al di sotto delle 110 mila tonnellate. Perché tra qualche anno non esisteranno più le navi “ piccole” da 40 mila previste dal Clini Passera per il transito in Bacino: quelle luxury saranno almeno da 55 mila. Dopodiché chiunque dica che arriveranno in laguna navi da 200-220 mila tonnellate dice balle: c’è un limite invalicabile che ha posto Madre Natura ed è il pescaggio a 12 metri».
Niente albergo: ma museo e garage.

Si è parlato anche del recente “no” del Porto alla realizzazione di un albergo nell’ex sede della Capitaneria in Marittima e dello stop della gara per la realizzazione dell’atteso garage multipiano, suscitando le proteste dell’amministrazione. Ieri Musolino ha riaperto sul garage (quasi un contrappunto a distanza con la vicenda Pili): «L’Avvocatura civica mi ha ordinato di bloccare la gara d’appalto perché era errata e così ho fatto. La mia intenzione è realizzare il garage e vedere, anzi, di aumentare per quanto possibile la dotazione di posti per i veneziani, perché come porto vogliamo restituire alla città funzioni. Quanto al “Cremlino”, stiamo discutendo con il sindaco per farne un Museo del Mare della cultura portuale-marittima di Venezia».

Quando Brugaro prometteva: "Ai Pili non farò nulla"

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