Restauro del pavimento della Ca’ d’Oro

Intervento grazie ai fondi del comitato "Save Venice". L’«invenzione» bizantina del barone Franchetti a rischio di usura per l’acqua alta e l’azione del sale e della luce solare 

Via al restauro del magnifico pavimento a mosaico della Ca’ d’Oro al piano terra della Galleria Franchetti. A finanziare l’intervento è ancora una volta il Comitato internazionale statunitense di salvaguardia Save Venice, che ha incaricato a questo scopo l’Istituto Veneto per i Beni Culturali con la sua scuola di restauro.

Il pavimento è un’«invenzione» novecentesca voluta dal barone Giorgio Franchetti, quando era proprietario del palazzo prima che esso divenisse un museo statale basato sulla sua copllezione d’arte. Sul finire dell'Ottocento il palazzo tardo gotico divenne proprietà del barone Franchetti. Il Barone volle intraprendere un attento restauro filologico dell'edificio, tentando di riportarlo il più possibile vicino al suo aspetto quattrocentesco, ma nel 1916 Franchetti stipulò con lo Stato Italiano un accordo nel quale si impegnò a cedere il palazzo al termine dei lavori in cambio della loro copertura finanziaria. I restauri furono scrupolosi, anche se non poterono, ovviamente, restituire il palazzo nel suo aspetto originario.

Tra di essi vi fu la demolizione di sovrastrutture in facciata, la riapertura delle finestre quadrate, e, appunto, la realizzazione ex novo dei pavimenti con disegni ispirati a quelli originali perduti. Il barone Franchetti fece collocare all'interno alcune opere d'arte appartenenti alla sua collezione, perché voleva che l'edificio divenisse un museo, perdendo la sua funzione di abitazione civile. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1922, furono quindi conclusi i lavori di restauro e il 18 gennaio del 1927 venne inaugurata la Galleria che prende il suo nome.

Durante i lavori intrapresi da Franchetti, venne quindi realizzato il pavimento marmoreo nel portico del piano terreno. Esso copre una superficie di 350 metri quadri utilizzando le tecniche antiche dell'opus sectile e dell'opus tessellatum. I motivi geometrici che compongono la decorazione si ispirano alle pavimentazioni medievali delle chiese della laguna veneta come la basilica di San Marco a Venezia, la basilica dei Santi Maria e Donato a Murano e la cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello.

Molti sono però anche i punti di contatto con le decorazioni cosmatesche del XII e XIII secolo. Sono presenti anche temi desunti dal repertorio decorativo bizantino. Giorgio Franchetti disegnò personalmente le geometrie della pavimentazione e si impegnò anche nella sua realizzazione materiale. Da sottolineare è il fatto che per tale opera Franchetti scelse di non utilizzare marmi e pietre di cavatura moderna, ma di utilizzare le tipologie più note e preziose fin dall'antichità romana, tra cui il porfido rosso antico, il serpentino, il cipollino verde, il giallo antico, il pavonazzetto, il verde antico, il marmo luculleo e molti altri. Un pavimento però regolarmente «ricoperto» dall’acqua alta ed esposto perciò all’azione corrosiva del «salso» oltre che all’esposizione diretta alla luce del sole. Per questo ora - grazie a Save Venice - si procederà alla sua pulitura e anche al restauro delle tessere più usurate della pavimentazione.

Enrico Tantucci
 

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