Chioggia, l'Azienda del porto chiude dopo 40 anni

L’Aspo “sacrificata” dalla riforma del settore che ha passato la gestione del porto all’Autorità portuale dell'Alto Adriatico

CHIOGGIA. Potrebbe chiudersi dopo 40 anni di attività la “carriera” di Aspo, l’Azienda speciale per il porto di Chioggia, istituita nel 1979 dall’allora Camera di commercio di Venezia con funzioni di rappresentanza pubblica. La data di convocazione della conferenza dei servizi che ne decreterà lo scioglimento, avviato nell’iter lo scorso dicembre, non è ancora stata decisa dal Ministero delle infrastrutture, ma la strada tracciata dal decreto di riforma dei porti del 2016 va comunque in quella direzione.

Cos’è l’Aspo. L’azienda ha tra i suoi compiti istituzionali la programmazione, il coordinamento e la promozione delle opere e dell’attività portuale clodiense, individuati dall’articolo 14 della legge 84 del ’94. L’Azienda promuove, realizza e gestisce strutture e infrastrutture di interesse economico generale del comprensorio portuale di Chioggia, tanto di pertinenza del Demanio marittimo che della proprietà privata, cura e promuove tutte le iniziative imprenditoriali connesse alle singole funzioni assegnate al porto nella loro integrità che comprendono la realizzazione di strutture, il loro collocamento operativo e lo stazionamento, al fine di sviluppare le attività non solo commerciali ma anche a servizio del traffico passeggeri. Nel cda siedono rappresentanti del Comune, della Regione e della Camera di commercio.


Soldi a fiumi. Negli lunghi anni di attività Aspo ha potuto beneficiare di quasi 86 milioni di euro, provenienti non solo dall’Europa e dallo Stato, ma anche dalla Regione, dalla Provincia, dal Comune e dalla Camera di commercio per realizzare opere (piazzali, banchine, magazzini, raccordi ferroviari, varco doganale) a sostegno dello sviluppo del porto, spostando pian piano l’attività commerciale dal vecchio scalo di Isola Saloni al nuovo scalo di Val da Rio.

Nuova riforma dei porti. Con il decreto 169 del 2016 il Governo ha messo mano alla disciplina normativa che regolava i porti (la legge 84 del 94) procedendo a una riorganizzazione e semplificazione e a una nuova classificazione dei porti. Quello di Chioggia rientra nella categoria II, porti di rilevanza nazionale gestiti dall’Autorità di sistema. Il decreto prevede l’adeguamento delle funzioni del presidente dell’Autorità di sistema in materia di governance, a cui vengono trasferite le funzioni che prima erano svolte dall’ente gestore. Per Chioggia cambia quindi la cabina di regia perché in base al decreto la competenza passa all’Autorità portuale di sistema dell’Alto Adriatico, l’ente presieduta da Pino Musolino, che ha la sua sede a Venezia nell’isola del Tronchetto.

Guerra di potere. In questa fase il porto si ritrova con due entità di riferimento per la gestione e molti punti interrogativi. Sul tavolo ci sono problemi enormi: il calo drastico del traffico (nei primi nove mesi del 2017 il traffico merci è calato del 30% e il fatturato del 45%), lo scavo dei canali (solo due banchine arrivano a meno 7 metri, le altre oscillano tra i meno 4 e i meno 6 con la conseguenza che le grosse navi mercantili fuggono in altri scali con pescaggi maggiori)come le navi da crociera, la mancanza di un nuovo Piano regolatore; la necessità di concedere autorizzazioni per nuovi capannoni. Aspo ha ormai un piede fuori, l’Autorità non ha ancora la gestione delle aree, nel mezzo le imprese che vorrebbero un unico interlocutore a cui rivolgersi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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