Affitto da 15 mila euro per l’edicola in stazione

Venezia. Grandi Stazioni ha quintuplicato il canone: i vecchi gestori costretti a chiudere Proteste dei pendolari rimasti senza giornali, il sindaco attende risposte

VENEZIA. Il manager si guarda attorno, incredulo. Sono le 7 del mattino, il suo treno per Milano è in partenza. «Non è possibile... in tutta la stazione non c’è una rivendita di giornali e riviste! In una città come Venezia non si trova un giornale?». Il capotreno, imbarazzato, conferma. Da più di due mesi la stazione di Santa Lucia, dove passano ogni giorno decine di migliaia di pendolari e turisti da tutto il mondo, non ha un punto vendita per i giornali, libri e riviste.

La cooperativa che gestiva l’edicola è stata costretta a chiudere quando la società Grandi Stazioni, che gestisce gli spazi commerciali all’interno degli scali ferroviari, ha comunicato che l’affitto mensile era stato quintuplicato. Da poco meno di 3 mila euro a 15 mila euro al mese. Una cifra inarrivabile anche per chi, oltre ai giornali, si era attrezzato con la vendita di bibite e souvenir per i viaggiatori. «Una vergogna», commenta Daniela Bonfà, responsabile dell’omonima società che distribuisce i giornali nel Veneziano, «abbiamo scritto alle Ferrovie, a Grandi Stazioni, siamo andati a Roma. Nessuno ci sa dare una risposta». Eppure l’edicola della stazione era una delle più importanti della città, garantendo un fatturato di decine di migliaia di euro al mese. Quotidiani, settimanali, riviste straniere. Punto di riferimento anche culturale per i viaggiatori. Ma i costi sono troppo alti. Così un bel giorno di dicembre i gestori hanno deciso di chiudere.


Adesso davanti alla rivendita le saracinesche sono abbassate, chiuse da un grosso lucchetto. Nessun cartello, nessuna indicazione. Un danno economico e di immagine.

«Abbiamo anche chiesto la possibilità di poter pagare il plateatico per un piccolo chiosco che possa vendere giornali», continua la direttrice della Bonfà Distribuzione, «ma non ci hanno risposto».

La protesta aumenta, in particolare dai molti pendolari che la mattina non possono usufruire di un servizio fondamentale. Essendo un servizio di pubblica utilità, in tanti si sono rivolti anche al sindaco. «Abbiamo ricevuto i soci della cooperativa e stiamo cercando una soluzione», dicono a Ca’ Farsetti. Il sindaco Brugnaro si è anche interessato per avere una risposta da Grandi Stazioni, che tarda ad arrivare.

L’intera superficie dello scalo ferroviario è in gestione alla società che affitta gli spazi a cifre considerevoli a bar, ristoranti, negozi e Grandi firme. Invasione di negozi nelle grandi città, a Milano e Roma, con continue ristrutturazioni degli ambienti. A Venezia i restauri sono stati fatti. Ma l’unica rivendita di giornali ha chiuso due mesi fa. Crescono le proteste dei cittadini. Che non trovano giornali nel punto più trafficato della città. Situazione difficile anche nel resto della città storica. Perché molte rivendite autorizzate dal Comune sul suolo pubblico proprio per la loro funzione di pubblica utilità, si sono trasformate in negozi di souvenir. Molte sono in subappalto a stranieri, non tutte mantengono la vendita dei giornali accanto ai cappelli e ai ricordini. Il Comune ha promesso controlli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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