Assessori in fuga, Ferro cerca l’accordo

Chioggia. Terzo giorno di crisi nella giunta 5 Stelle con il sindaco blindato in ufficio. La D’Este e la Messina irreperibili

CHIOGGIA. Terzo giorno di burrasca nei Cinque stelle. Nessuno conferma e agli atti non ci sono dimissioni firmate, ma la frattura all’interno della giunta rimane aperta e piuttosto profonda. Nessuno parla, gli uffici sono blindati e le bocche sigillate, ma è evidente che la quadra per ricomporre le ferite tra il sindaco Alessandro Ferro e i due assessori in bilico, Angela D’Este (turismo, attività produttive) e Elga Messina (lavori pubblici, urbanistica, edilizia privata) è di difficile attuazione. Il sindaco continua a negarsi limitandosi a dire che “parlerà quando ci sarà qualcosa da dire”, la D’Este si trincera dietro un “non ho nulla da commentare” e la Messina è irreperibile. Il vicesindaco sostiene che non “ci sia nulla da dire perché agli atti non ci sono dimissioni”.

Eppure le tensioni sono palpabili già passeggiando per i corridoi del municipio. Facce tese e silenzi. Il sindaco ieri mattina era in riunione con i fedelissimi e sembra che al conclave fossero presenti le due dissidenti. Pare che non fossero nemmeno a Chioggia. Il tentativo estremo è quello di evitare la fuoriuscita dalla giunta di due componenti con referati chiave, una mossa che potrebbe diventare un boomerang per il Movimento a 30 giorni dalle elezioni politiche. Che ci siano delle turbolenze con la D’Este e la Messina è chiaro e probabilmente si stanno anche trascinando da mesi. Non è altrettanto chiaro quale possa essere la motivazione e se per entrambe sia la stessa. In mano alle due donne c’è una grossa fetta dell’economia cittadina. Il turismo, i lavori pubblici, l’urbanistica, l’edilizia privata sono settori che richiamano grossi interessi, che accentrano molte delle risorse del bilancio comunale e su cui dovrebbe esserci piena sintonia tra il sindaco e i suoi più stretti collaboratori.


Forse le visioni sulla programmazione strada facendo sono diventante divergenti o forse i due assessori hanno assunto delle decisioni che al sindaco non sono state gradite. Difficile capirlo nel mutismo generale che sta avvolgendo da venerdì sera la crisi.

Sull’epilogo inciderà moltissimo il pressing dei consiglieri, in difesa o meno degli assessori. E inciderà ancora di più il diktat che arriverà dai vertici. Difficile immaginare che a Roma gradiscano uno “scandalo politico” in piena campagna elettorale. Quali che siano le ragioni non è mai un bel segnale che un sindaco perda o cacci (non è ancora chiaro nemmeno se siano le due donne a volersene andare o se sia il sindaco che ha perso la pazienza e le voglia fare fuori, ndr) due componenti della giunta che si è nominato. Anche perché sarebbe già la seconda volta dopo la cacciata dell’assessore ai lavori pubblici, Marco Boscolo Bielo il 7 dicembre del 2016. Sarebbe un divorzio non solo con le due persone di fiducia, ma anche con la “corrente” che ha fatto pressioni perché quelle due persone fossero chiamate in giunta. Certo il sindaco ha sempre sostenuto di aver scelto valutando il curriculum di ciascuno, ma è evidente che sono tutte scelte concordate con i vertici.

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