A rischio la pesca di acciughe e sardine

Ieri la Commissione Europea ha discusso di tagli tra il 10 e il 25% entro il 2021. Protesta dei rappresentanti delle marinerie

CHIOGGIA. Allarme nel comparto dei piccoli pelagici: la pesca di acciughe e sardine potrebbe cambiare nei prossimi anni anche a Chioggia per effetto di un regolamento proposto dalla Commissione Europea. Il documento dell’esecutivo comunitario contiene un piano pluriennale per gli stock di piccoli pelagici (acciughe e sardine) nel mare Adriatico, sottoregione del Mediterraneo che totalizza circa un terzo del valore totale. La proposta ha come obiettivo la salute degli stock ittici per garantire la sostenibilità delle attività di pesca. Ieri mattina si è svolta in parlamento un’audizione che ha messo a confronto rappresentanti della Commissione Europea, della commissione pesca del parlamento (Pech), associazioni di categoria, industriali, rappresentanti del mondo politico locale e accademico, per ridefinire i termini della proposta.

La proposta. La Commissione Europea prevede un piano pluriennale per la gestione degli stock di piccoli pelagici dell’Adriatico, considerati sovrasfruttati (90 per cento) e ai minimi storici per quanto riguarda i livelli di biomassa. La diminuzione della cattura di acciughe e sardine dovrebbe secondo questo piano, attestarsi sul 25-30% entro il 2021, prevedendo anche un impatto negativo in termini economici e sociali.


L’audizione. Sono intervenuti in audizione, tra gli altri, Marco Spinadin per Federcoopesca-Confcooperative, Guido Doz, presidente della cooperativa di pescatori Colmi di Trieste, Elisabetta Gardini, europarlamentare. «La pesca non è un’attività scontata», ha esordito Spinadin, «chi esce a mare alle due, tre del mattino non è sicuro del pescato. Dal 2013 siamo stati i destinatari di raccomandazioni e regolamenti che hanno cambiato lo scenario preesistente. Ora abbiamo già delle quote temporali (180 giorni massimi di pesca consentita all’anno), spaziali (divieto di pesca fino a sei miglia dalla costa, fino a Santa Maria di Leuca), quantitative (112.700 tonnellate all’anno), a cui si sono aggiunti ulteriori quindici giorni di fermo pesca in estate per le acciughe e in inverno per le sardine». Tutto questo ha implicato conseguenze a livello di tessuto imprenditoriale. «Il numero delle imbarcazioni si è ridotto e a questo si aggiunge il problema del ricambio generazionale». Ecco perché «Noi produttori consideriamo questa proposta come una forzatura», ha continuato Spinadin finendo e con un appello: «L’incertezza uccide, non teneteci troppo sulle spine. Possiamo trovare un impianto di gestione, dovremo trovare accordi con i colleghi di altri Paesi altrimenti rischiamo di fallire e non vorremmo ritrovarci tra qualche anno a pensare a come ricostruire il comparto». «I modelli della commissione sono basati su dati molto opinabili (per esempio la mortalità dei pesci e il quantitativo del pescato, già diminuito negli anni scorsi per preservare la salute degli stock)», ha dettoa sua volta Elisabetta Gardini, «negli ultimi anni la pesca in Italia è stata molto ridotta e i pescatori sono pronti a collaborare con un modello che però deve essere flessibile. A livello economico la Commissione ha valutato l’impatto in una riduzione del pescato che porterebbe a minori guadagni (-20/25%) e posti di lavoro (-10%). La Commissione dovrebbe invece tenere conto delle nuove proposte di gestione flessibile».

La commissione. Presente in audizione con i portavoce, la Commissione ha fatto sapere di possedere dati aggiornati al 2016 e di aver osservato un generale miglioramento degli stock ittici rispetto ai dati del 2014, in modo però differente fra sardine e acciughe. Di conseguenza, verbalmente indica una riduzione del 10% del pescato attuale delle sardine e del 20-25% la previsione di riduzione per le acciughe. Ora il parlamento sarà chiamato a emendare il testo.

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