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«Palasport, ci sono altri siti Confronto in consiglio»

Gli urbanisti Boato, Giacomini e Zanetti: «Mai discusse le nostre osservazioni» L’ipotesi: strutture aperte in via Righi e palazzetto dove c’era il petrolchimico

di Mitia Chiarin
2 minuti di lettura
La vicenda dei Pili si intreccia con il pressing di associazioni, movimenti e partiti di opposizione, per discutere in consiglio comunale del Piano degli interventi, il nuovo Piano regolatore che nasce dal Piano di assetto del territorio (il Pat). Tema sentito a Venezia come in terraferma. Lo scorso luglio un gruppo di associazioni veneziane aveva chiesto un consiglio straordinario su temi cardine della città, dall’Arsenale ai Pili.

Ora che si parla del progetto della holding L.B. per un palasport da 10 mila posti nei terreni tra ponte della Libertà e raffineria Eni, da bonificare, tornano alla carica un gruppo di urbanisti per ricordare a giunta, consiglio comunale e politica veneziana che di Piano degli interventi da mesi si attende, invano, di discutere. Otto schede, una sui Pili e l’altra a Marghera sud come alternativa per la realizzazione di palasport e stadio cittadino, sono state depositate a giugno da Ecoistituto del Veneto e “Venezia cambia”, frutto del lavoro di Stefano Boato, urbanista ed esperto del ministero dell’Ambiente, del collega Carlo Giacomini e Marco Zanetti.

«La scadenza per le osservazioni era fissata al 30 giugno con la promessa del via al confronto in consiglio da settembre ma non è successo nulla. Abbiamo chiesto più volte informazioni in Urbanistica ma di fatto di queste scelte strategiche non si sta discutendo in Comune», ricorda Boato, ed «è un errore perché il nuovo Piano degli interventi è il nuovo Piano urbanistico della città» ma «come sull’Arsenale anche sui Pili la sensazione è che si intenda discuterne altrove». La vicenda Pili nasce, si è capito, dalla necessità di presentare il progetto di palasport alla Federazione pallacanestro per ottenere la deroga per le partite della Reyer per playoff e campionato. «Si dice che non servono varianti, quando invece sono necessarie. Temiamo che la questione sarà valutata in giunta e non dal consiglio comunale. E i nostri contributi hanno bisogno che Brugnaro e la politica veneziana abbiamo voglia di ascoltare le proposte della città. Per questo chiediamo che si discuta in consiglio comunale» conclude l’urbanista. Le proposte per Pili e Marghera Sud sono collegate e nascono anche da tesi di laurea: sui Pili il gruppo ha proposto una «valorizzazione ambientale, naturalistica e paesaggistica» dove «tra la laguna aperta e via Righi (...) va ammessa la possibilità di inserimento di funzioni aggiuntive sportive-ricreative, ma solo all'aria aperta (senza volumi)». Nuovi volumi sono proposti solo a ovest di via Righi «mediante la rigenerazione o sostituzione delle strutture e dei volumi esistenti che si affacciano non sulla laguna aperta ma sul canale Brentella». No a nuovi «parcheggi aggiuntivi nella zona ad est di via Righi», a nuove attività ed insediamenti anche perché l’asse viario tra via della Libertà, ponte per Venezia e cavalcavia di San Giuliano non potrà ospitare migliaia di veicoli in più. Gli urbanisti propongono una alternativa per il Palasport, da fare a Marghera Sud: le aree dismesse del vecchio Petrolchimico, «rese disponibili al Comune sono di estensione adeguata, e posizione urbana eccellente, per localizzarvici sia il grande stadio sia il nuovo palazzetto dello sport, in modo integrato» e «con tutte le auspicabili attrezzature e volumetrie di servizio (anche per attività con carattere economico-produttivo connesso alle attrezzature sportive)». E basta prolungare di 300 metri il tram «per trasportare senza problemi oltre 10 mila persone», ricorda Boato. Il pressing continua: «Queste le nostre proposte. Da mesi attendiamo una discussione in consiglio comunale. È arrivato il tempo di farla».

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