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In libertà il migrante arrestato due volte

Condannato per il ferimento di un agente a Chioggia, aveva aggredito tre poliziotti ma il giudice non ha ravvisato il reato

di Rubina Bon
1 minuto di lettura
CHIOGGIA. Giovedì aveva rotto una spalla a un poliziotto, venerdì era stato condannato a un anno, con sospensione della pena. Subito dopo il processo per direttissima, Mohammad Jata, richiedente asilo gambiano di 22 anni, ex ospite dell’hotel Al Bragosso di Sant’Anna, era stato accompagnato in Questura per i rilievi foto-dattiloscopici e del Dna. E qui aveva di nuovo perso la testa, aggredendo tre poliziotti e causando loro ferite con prognosi variabile tra i 2 e gli 8 giorni. Dopo una notte in carcere, ieri Jata, difeso d’ufficio dall’avvocato Erica Cividino, è tornato in tribunale con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. La giudice monocratica Claudia Ardita non ha ravvisato gli estremi per contestare la resistenza a pubblico ufficiale al richiedente asilo. Venendo meno la resistenza, le lesioni non sono perseguibili d’ufficio ma solo su querela. Che non c’era, causando quindi un difetto di condizione di procedibilità. L’arresto è stato convalidato ma Jata è stato assolto e rimesso in libertà.

La rabbia dei sindacati di polizia. «Uno straniero con permesso di soggiorno per motivi umanitari si sente libero e impunito di aggredire i poliziotti che rappresentano lo Stato che gli sta concedendo la protezione umanitaria», tuona Francesco Lipari, segretario generale del Coisp veneziano, «I poliziotti sono sempre più soli in una battaglia quotidiana impari». Sulla stessa linea l’Ugl, con il segretario regionale Mauro Armelao, «basito e deluso» per il responso della giudice. «Le sentenze vanno rispettate, ma questa assoluzione presumibilmente darà il via a una serie di comportamenti da parte dei profughi che ormai da tempo stanno sfidando anche le forze dell’ordine con comportamenti arroganti e strafottenti, irrispettosi delle leggi e dello Stato che li ospita. Il nostro lavoro sta diventando sempre più difficile a causa di mancanza di leggi adeguate e aggiornate. Vedere assolvere chi per ben due volte consecutive era stato arrestato per analoghi motivi, benché la seconda volta non avesse causato lesioni gravi come nel primo caso, lo giudichiamo assurdo. Manca la certezza della pena e purtroppo questa impunità non fa altro che provocare malcontento e rassegnazione nelle forze dell’ordine e sfiducia totale nelle istituzioni da parte dei cittadini». Attraverso Armelao, l’Ugl auspica che «la Prefettura revochi immediatamente l’accoglienza al 22enne, a cui va negato il diritto di protezione internazionale. Va rispedito nel suo Paese».

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