Varchi e lunghe code la Basilica blindata per le messe di Natale

Folla alle solenni celebrazioni festive officiate dal Patriarca L’omelia: «Dio raggiunge anche i più abbandonati e vilipesi»

Un Natale blindato in Basilica di San Marco, con imponenti misure anti terrorismo. Nella notte santa è scattata la macchina dei controlli delle forze dell’ordine che, posizionate davanti ai varchi d’accesso, ai portali della Cattedrale e della cappella della Madonna Nicopeia, protettrice della città, hanno controllato ad uno ad uno migliaia di fedeli, pochi residenti e tanti turisti. Si è formata così, in Piazza San Marco, un’interminabile fila dal Museo Correr alla Basilica.

Tutto è filato liscio. Nessuno si è lamentato, anzi i fedeli hanno ringraziato per i controlli accurati, nonostante in numerosi siano riusciti ad entrare in Cattedrale a celebrazione solenne già iniziata. «Accettiamo volentieri perché queste persone sono qui, la notte di Natale, per garantire la nostra sicurezza. Un grazie speciale va alle forze dell’ordine per questo servizio di vigilanza», hanno sottolineato molti. Alle 22.30 è iniziata la liturgia vigilare dell’ufficio delle letture seguita alle 23 dalla santa messa della notte di Natale presieduta dal patriarca Francesco Moraglia.

Tra i momenti più suggestivi quello del rito religioso iniziale quando l’arcidiacono di San Marco, monsignor Antonio Meneguolo, durante il Canto del Gloria, ha consegnato il Santo Bambino, entrato nella storia degli uomini per portare la pace, al Patriarca che lo ha accolto e deposto nella culla posizionata al centro dell’abside.

Metal detector anche il giorno di Natale durante il solenne Pontificale celebrato alle 10.30 dal patriarca Moraglia. Nell’omelia pronunciata dal pulpito adornato da un arazzo raffigurante la Natività, il Patriarca ha esordito augurando a tutti «un Natale di pace». Poi ha posto alcuni quesiti e consegnato riflessioni teologiche sul senso della vita, la povertà, l’accoglienza, la carità, l’amore. «Certo, anche per il cristiano, il Natale può diventare folklore, pura devozione o consumismo. Il Natale, invece, ha la forza in sé di cambiare sia la nostra vita sia il mondo, salvandoli», ha sottolineato il Patriarca. «A Natale salta ogni schema e Dio entra in rapporto con l’uomo in maniera inimmaginabile, come Lui vuole», ha aggiunto, «Dio, nascendo bambino, si fa carico di “tutto” l’uomo: concepimento, nascita, vita, morte». In un passaggio dell’omelia, monsignor Moraglia ha citato i Santi Padri, papa Benedetto e papa Francesco, e ritornando al Natale ha concluso: «La scelta di Dio colma ogni discriminazione contro l’uomo e ogni popolo. A Natale, Dio raggiunge anche i più abbandonati e vilipesi. Non si danno più razza o popolo esclusi dal gesto di Dio. Se Dio si rende presente nell’umanità, nessuno potrà sentirsi escluso e potrà escludere nessuno; non ci sono colore della pelle, lingua, cultura, razza, continente che non entrino nell’abbraccio di Dio e dei suoi discepoli». Celebrazioni solenni in tutte le chiese, anche nel carcere femminile della Giudecca e in quello maschile di Santa Maria Maggiore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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