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Martellate contro la madre in preda a raptus, assolto

Dolo. In marzo Valentino Gasparini aggredì l’anziana donna, per il giudice era incapace di intendere e volere: rimarrà in comunità per cinque anni

di Rubina Bon
1 minuto di lettura

DOLO. Quando a fine marzo aveva preso a martellate la madre Gabriella Asolati di 77 anni, Valentino Gasparini, 47 anni, era in preda a un raptus e non era in grado di intendere e di volere. Queste erano state le conclusioni della perizia psichiatrica disposta dal giudice. E su queste basi, ieri il giudice Alberto Scaramuzza ha assolto l’imputato per incapacità totale al momento del fatto, disponendo come misura di sicurezza per i prossimi cinque anni la libertà vigilata in comunità, dove si trova attualmente. La pubblico ministero Paola Tonini aveva chiesto che l’imputato trascorresse cinque anni in una Rems, la struttura che ha soppiantato gli ospedali psichiatrici giudiziari. A supportare la scelta della comunità, la relazione stilata dalla direzione della stessa comunità, che è stata depositata dall’avvocato Tiziana Ceschin, nella quale Gasparini viene descritto come una persona che si è ben integrata nella struttura e sta seguendo un percorso positivo. Ad attendere ieri la sentenza c’erano anche la sorella e la coordinatrice della comunità dove il 47enne è ospitato.

La perizia disposta dal giudice ed effettuata dallo psichiatra e psicoterapeuta Diego Arsie di Bassano aveva sottolineato come Gasparini fosse «potenzialmente pericoloso solo nei confronti di chi si prende cura di lui e totalmente incapace di intendere e volere al momento del fatto, nell’ambito di un quadro psicopatologico grave».

Il 47enne aveva inferto alla mamma almeno tre martellate, poi aveva chiamato i carabinieri spiegando che a casa era successo qualcosa di grave. Durante l’interrogatorio di garanzia, Gasparini aveva spiegato: «Non volevo ucciderla, ma che non sopportavo più di vederla soffrire: volevo far tacere il dolore». Una situazione, quella della convivenza tra madre e figlio, che era arrivata al limite, come aveva segnalato più volte la sorella del 47enne che aveva chiesto per Valentino l’accoglienza in una comunità psichiatrico-terapeutica. Ora la sorella dell’uomo vuole andare a fondo per capire se l’azienda sanitaria e il centro di salute mentale abbiano seguito i protocolli del caso e se la tragedia sfiorata potesse essere evitata se solo i segnali fossero stati colti.

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