Pestaggio dei fratelli De Michiel, condanne per quattro agenti

Venezia. La giudice assolve il padre dei ragazzi (anche lui poliziotto) e la madre dall'accusa di diffamazione e minacce

VENEZIA. Fu un pestaggio in piena regola quello che, nella notte tra il 1° e il 2 aprile 2009, subirono i fratelli Tommaso e Nicolò De Michielda parte dell’equipaggio della polizia intervenuto in Calle dei Cereri per un controllo. I due ragazzi, all’epoca poco più che ventenni, difesi dall’avvocato Federico Guerriero, vennero caricati a forza su una volante e poi portati in Questura. Durante le operazioni, i giovani erano stati presi a calci e pugni.

Per questo i quattro agenti vanno condannati: lo ha deciso ieri la giudice monocratica Sonia Bello, diversificando le pene per le lesioni aggravate. Tre anni e 3 mesi ciascuno per Roberto Bressan, veneziano classe 1965 (avvocato Alessandro Doglioni), Raffaele Boccia, mestrino di 44 anni, (avvocato Monica Marchi) e Marco Cristiano, triestino classe 1982 (avvocato Augusto Palese). Tre anni e 6 mesi, invece, per Guerino Paolilli, romano di 46 anni (avvocato Monica Marchi), responsabile di aver sferrato un calcio sui testicoli a Tommaso De Michiel  in Questura. Durante il trasporto a Santa Chiara, secondo il capo d’imputazione, Cristiano avrebbe trattenuto per le caviglie Tommaso, che era steso sul fondo della volante lagunare, mentre Paolilli e Boccia lo avrebbero colpito con calci e pugni alla bocca e al costato e Bressan, in qualità di caposquadra, non avrebbe impedito il pestaggio. La giudice ha stabilito il non doversi procedere per Cristiano e Andrea Patisso, quarantenne di Spilimbergo (Pordenone), chiamati a rispondere rispettivamente di percosse e lesioni: i reati sono prescritti. 


I De Michiel assolti. A processo come imputati c’erano anche Tommaso e Nicolò De Michiel per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali (e Tommaso anche diffamazione), la madre Simonetta Cordella per minacce e il padre Walter De Michiel (di professione poliziotto) per diffamazione: la giudice monocratica ha assolto la famiglia perché il fatto non costituisce reato. Quanto alle ingiurie di cui dovevano rispondere i due ragazzi, invece, l’assoluzione è arrivata perché il fatto non è più previsto come reato.



©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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