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Sul crocifisso nelle scuole il Consiglio si spacca

Marcon. Il Comune spende 186 euro per sistemare i simboli religiosi nelle aule «Simbolo di libertà, tolleranza e tradizione cristiana». «Non sono una priorità»

di Alessandro Ragazzo
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MARCON. «Tutte le 67 aule delle scuole comunali di Marcon dovranno avere un crocifisso da parete inteso non esclusivamente come simbolo religioso ma anche come espressione di valori universali e civilmente rilevanti quali la tolleranza, il rispetto reciproco, la valorizzazione della persona, l’affermazione di diritti quali la libertà e l’autonomia della coscienza morale, la solidarietà e il rifiuto di ogni discriminazione, come da sentenza del Consiglio di Stato 556/200». È la parte più importante della determina della giunta comunale, che ha deciso di acquistare 22 crocifissi per le classi dell’istituto comprensivo “Malipiero”, ora sprovviste. Una spesa totale di 188 euro ed è stato il vicesindaco Luigi Bona, con delega alla Cultura e all’Istruzione, a richiedere che tutte le sezioni ne siano dotate.

«Il simbolo indica il Cristianesimo, da dove veniamo noi, la civiltà europea», spiega Bona, «ed era uno dei punti del nostro programma, fermo restando il rispetto per le altre religioni. Ma questa è la nostra storia. Abbiamo visitato le scuole, ci siamo accorti che non tutte le classi ne erano dotate e abbiamo deciso di acquistarne di nuovi».

La scelta divide. «Ben vengano in tutte le aule scolastiche», incoraggia la maggioranza Vito Caputo (“Noi Marcon”), «perché rappresentano un segno della nostra tradizione cristiana. Anzi, non farebbe male a metterli anche in ciascun ufficio comunale, in modo da ricordarsi i princìpi fondamentali del Cristianesimo negli atti e nelle decisioni di tutti i giorni».

C’è, poi, chi è più scettico. «Spendere 186 euro per acquistare i 22 crocifissi mancati non è certo un problema», sostiene Andrea Follini ( “Io Scelgo Marcon”), «anche se questa non è sicuramente una delle priorità che la scuola segnala al Comune per le necessità della sua quotidianità; mai ho visto dalla scuola, in passato, arrivare una richiesta di questo tipo. E neanche ora, visto che, nella determina, si legge che è stato necessario chiedere alla scuola quante siano le aule prive dell’ “indispensabile arredo”. Ciò che stona in questa determina, in realtà, in quanto si tratta di un provvedimento tecnico e non politico, è nel motivo dell’acquisto: la necessità di dotare le aule di un simbolo religioso che, si cita, è anche un segno di espressione di valori universali come la tolleranza».

Margherita Lachin (Misto) aspetta di giudicare la maggioranza sul programma. «La scuola», spiega, «è un luogo che chiunque debba frequentarla, al di là della propria fede: la laicità di uno Stato non si misura dai crocifissi appesi o tolti».

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