Forte Cosenz, pronto il ricorso al Tar

Italia Nostra si riserva di ricorrere ai giudici amministrativi contro la decisione della giunta regionale di acquisirlo

«Ci riserviamo di adire tutte le sedi opportune, comprese quelle giurisdizionali, per ripristinare la legittimità delle procedure amministrative che riteniamo violate, e per far godere a tutti un bene che riteniamo non debba essere riservato a pochi». Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra sezione di Venezia, annuncia che i legali dell’associazione ambientalista stanno valutando in queste ore anche un ricorso al Tar contro la delibera della Giunta regionale del Veneto del 7 novembre scorso riguardando l’acquisizione da parte dell’ente regionale di Forte Cosenz, a Favaro Veneto.

Il consiglio direttivo di Italia Nostra in una nota prende posizione, esprimendo sconcerto. L’associazione era già intervenuta nel 2014 e nel 2016 aveva partecipato ai lavori della settima commissione del Comune di Venezia, quando la giunta con la vicesindaco Colle, viene ricordato oggi, si era impegnata a «presentare un nuovo Programma di valorizzazione ex art. 5, c. 5, D.Lgs. 85/2010 che interessi l’intero compendio immobiliare di proprietà dello Stato denominato Forte Cosenz, come richiesto dalle associazioni e consiglieri presenti». Ora dopo un anno di atteso l’esito, dice Italiana Nostra, «completamente differente non soddisfa per ragioni di ordine culturale, di politica di uso dei beni pubblici e per le opacità presenti nelle procedure seguite. Dal punto di vista culturale non è chiaro il motivo per cui Forte Cosenz sia l’unico fra tutti quelli del Campo Trincerato di Mestre a non diventare di proprietà del Comune di Venezia, come logica conclusione del progetto iniziato alla fine degli anni Novanta di smilitarizzazione della terraferma». A favore dei forti del campo trincerato, Italia Nostra è mobilitata da anni. «Basti pensare al ricorso al Tar vinto l’anno scorso contro il Comune di Venezia proprio in tema di federalismo demaniale culturale». E sull’uso di Forte Cosenz si concentrano oggi tanti dubbi: «Un’area nel cuore del Bosco di Mestre trasformata in parte in deposito container con pista di atterraggio per elicotteri (con effetti devastanti sull’habitat naturalistico circostante!) e in parte in circolo del calcetto dei dipendenti della Regione (un bene pubblico viene sottratto alla collettività per diventare cral privato dei dipendenti regionali)», dice Italia Nostra. Il piano regionale di valorizzazione prevede di inserire nel forte anche «mostre permanenti e temporanee, manifestazioni culturali e ricreative, associazionismo locale, concessioni temporanee di uso compatibile, cantina vini e prodotti locali, bar-enoteca, ostello della gioventù, bed and breakfast, affittacamere». Ma per Italia Nostra «non esiste lo spazio fisico per tutte queste attività poiché il forte, di circa nove ettari, è un immenso prato con tre soli edifici: il forte della Grande Guerra con mura spessissime e locali piccoli e angusti necessariamente da adibire a museo di sé stesso, un edificio già usato come bar e spogliatoio per il campo da calcetto del cral della Regione, e la Casa del Maresciallo, che verrà trasferita ( solo quella!) al Comune di Venezia». Di fondo il programma regionale, dice Italia Nostra, utilizza le procedure del federalismo demaniale culturale «per attività che culturali non sono». Da qui la minaccia di un ricorso al Tar.

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