È morto Dino Toffoletti il ristoratore “generoso”

Colpito da infarto la sera della Salute, aveva 66 anni. Sostenitore di Emergency tifoso dell’Inter e di voga. Il suo locale, i Do Farai, meta di artisti e divi del cinema

VENEZIA. Era stata una giornata intensa, di festa e di fatica. Ristorante affollato di veneziani per celebrare la Madonna della Salute con la tradizionale castradina. Una giornata che lui aveva come sempre preparato nei dettagli. Ma stavolta Dino Toffoletti non ce l’ha fatta. Appena uscito dal suo locale, “I Do Farai” a Ca’ Foscari, si è accasciato a terra, colpito da un infarto.

Si è aggrappato disperato al figlio Costantino che era con lui. Ma all’arrivo dei soccorsi, dopo pochi minuti, era già morto. Se n’è andato così, all’improvviso, in una giornata che amava celebrare all’insegna della tradizione veneziana più autentica, Dino Toffoletti. 66 anni, due figli (Laura e Costantino), una fama cresciuta negli anni con il suo piccolo grande locale denso di storia. Le foto antiche di Venezia in bianco e nero appese alle pareti, le bandiere rosse e le immagini dei campioni del remo, i suoi idoli D’Este e Tezzat. Gli stendardi neri e blu dell’Inter, di cui era supertifoso.


Non nascondeva la sua grande amicizia con Massimo Moratti, presidente che ai pentastellati ristoranti delle guide preferiva quella trattoria dietro Ca’ Foscari. Nell’ex sede di Lotta Continua, trasformata dal vulcanico Toffoletti in un ristorante per intenditori, passavano attori di Hollywood, cantanti e attrici. Sportivi, ministri e sindaci. Il denominatore comune era la solidarietà. Dino era un uomo generoso, aveva «adottato» due giovani indiani senza casa, diventati negli anni le colonne del suo ristorante. Cresciuto i figli Laura e Costantino con amore, insieme alla moglie Mariangela.

Dino aiutava non soltanto a parole gli amici di Emergency. Gino Strada era ospita fisso del suo locale, un tempo insieme alla moglie – e prima presidente dell’associazione umanitaria – Teresa Sarti. Toffoletti era un grande tifoso. Ci si ricorda le cene per il Venezia in serie A, le serate passare a discutere con i giocatori arancioneroverdi. Tifoso della Reyer, amico personale di grandi allenatori anche veneziani e giocatori come Bargnani e Jacopini. Tifoso sfegatato della coppia del remo D’Este-Tezzat. Loro in cambio gli avevano donato quasi tutte le bandiere rosse vinte nelle Regate storiche dei gondolini Ai Do Farai si davano appuntamento anche musicisti e artisti dopo i concerti. Appuntamento fisso per Vinicio Capossela, che proprio al ristoratore aveva dedicato una canzone con il testo scritto sulla tovaglia di carta.

Toffoletti era nato come sindacalista in fabbrica, negli anni delle lotte operaie. Aveva fatto il ’68, come si diceva, e girava in Eskimo, con l’immancabile sigaretta tra le labbra. «So uno del popolo», amava ripetere. Aveva aperto un negozio al ponte dei Giocattoli («Aqua Alta») e con i guadagni accumulati aveva coronato il suo sogno antico: aprire un ristorante veneziano.

L’ex sede degli extraparlamentari si era prestata allo scopo. Dipinta di rosso e adornata con trofeo calcistici, del basket, della voga. Ai Do Farai si ritrovavano anche i vogatori di Ca’ Foscari, insieme ai loro rettori. Uomini d’affari e manager, gondolieri e amici. Una sala piena di storia e di allegria. Improvvisamente vuota. L’ultimo saluto laico a Dino Toffoletti domattina alle 11 in sala San Leonardo a Cannaregio. «La fradeansa», diceva, «non muore mai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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