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"Venezia non è un albergo: stop alla vendita di palazzi pubblici"

Corteo dei comitati dall'ex canonica di Santa Fosca a Palazzo Papadopoli Poerio

1 minuto di lettura
Il corteo contro la vendita dei palazzi pubblici (foto Pivato) 

"Venezia non è un albergo", il corteo contro la vendita dei palazzi

VENEZIA. In 150 hanno attraversato Venezia battendo pentole e coperchi e scandendo slogan, per chiedere al Comune, alla Regione, alla città metropolitana, alla Curia e a qualsiasi ente pubblico, di smetterla di vendere palazzi pubblici per fare cassa, lascindoli trasformare in albergo.

Il corteo è stato  organizzato dal gruppo25aprile ed ha ricevuto l'adesione di Venessia.com,  PovegliaxTutti, Italia Nostra, i cittadini per la Vida e un gruppo di residenti francesi che ha mobilitato i turisti d'oltralpe a prendere a cuore il caso-Venezia

Il corteo contro la vendita dei palazzi pubblici (foto Pivato) 

Aperto dallo striscione "Venezia non è un albergo" (riemerso da qualche armadio e realizzato 8 anni  fa dall'associazione 40xVenezia, a dimostrazione che nulla è cambiato, se non peggiorato), il corteo si è mosso  verso le 16 da un luogo simbolo come campo di Santa Fosca: qui due mesi fa, un flash mob dello stesso gruppo25 aprile aveva rivelato il caso dell'ex canonica affittata dalla Curia alla società tintoretto per farne hotel (con lavori poi bloccati dal Comune, eprché ritenuti abusivi). Meta finale un palazzo al centro delle cronache di questi giorni, Papadopoli Poerio, la sede della Polizia locale che il Comune ha deciso di vendere entro l'anno.

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"C'è un privato che ha offerto 10 milioni di euro", ha osservato Marco Gasparinetti, portavoce del gruppo 25 aprile, "quando nei piani di alienazione viene valutato 14. Ma è ora di porre un blocco a tutte le trasformazioni di edifici con utilizzo pubblico in hotel. Invece, sono altri 14 gli immobili in vendita nel 2018".

 

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