Inchiesta sulla prostituzione donne in silenzio dal giudice

MARGHERA. Le donne si sono avvalse della facoltà di non rispondere mentre l’unico italiano finito nell’inchiesta per tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ha...

MARGHERA. Le donne si sono avvalse della facoltà di non rispondere mentre l’unico italiano finito nell’inchiesta per tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ha raccontato alla giudice Roberta Marchiori che lui non sapeva assolutamente che quell’appartamento di Mira a lui intestato fosse la base dell’organizzazione sgominata dalla Squadra Mobile. Così si è difeso Sandro Mantovani, 71 anni, residente in provincia di Ferrara. La versione fornita dall’uomo alla giudice è che lui era convinto che quell’appartamento fosse utilizzato dalla moglie nigeriana come punto d’appoggio, avendo lei un’attività di parrucchiera a Marghera.

Le quattro donne finite nell’inchiesta - Benedita Samuel detta “Beauty”, 41 anni; Edith Samell detta “Mary”, 30 anni; Favour Felix, 22 anni; Vera Imazobi, detta “Annabel”, 24 anni - hanno invece scelto di stare in silenzio, attendendo la prosecuzione delle indagini prima eventualmente di parlare. A far emergere il caso, la denuncia di una nigeriana di 17 anni che era stata violentata in Libia dai trafficanti di esseri umani, costretta a subire riti vodoo e poi messa in strada a prostituirsi a Marghera. Era stata anche picchiata con un ferro da stiro. La giovane, vendendo il suo corpo, guadagnava anche 150 euro al giorno. Per farla dormire, la tariffa era di 300 euro. Cento euro alla settimana, invece, la quota per mangiare. (ru.b.)

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