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Salvaguardia a Venezia, Mose e il giallo dei 266 milioni "scomparsi"

È la cifra che manca all’appello per interventi prescritti dall’Europa dopo la procedura di infrazione e mai realizzati

Quel che c'è da sapere sul Processo Mose

VENEZIA. Il “giallo” delle opere ambientali mai fatte: 266 milioni di euro di lavori di cui si è persa ogni traccia. Eppure era stata l’Unione europea a stabilire dieci anni fa che per chiudere la procedura di infrazione per “danni ambientali” provocati dai cantieri del Mose, il Consorzio avrebbe dovuto realizzare «interventi di compensazione» in laguna.

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Quel che c'è da sapere sul Processo Mose

VENEZIA. Il “giallo” delle opere ambientali mai fatte: 266 milioni di euro di lavori di cui si è persa ogni traccia. Eppure era stata l’Unione europea a stabilire dieci anni fa che per chiudere la procedura di infrazione per “danni ambientali” provocati dai cantieri del Mose, il Consorzio avrebbe dovuto realizzare «interventi di compensazione» in laguna.

Accantonando ogni anno le somme necessarie: 266 milioni che adesso mancano all’appello. Uno dei temi di cui si discuterà al prossimo Comitatone, convocato per il 7 novembre a palazzo Chigi. Due i temi all’ordine del giorno: la Legge Speciale (e il Mose) e le grandi navi, con la proposta del nuovo terminal a Marghera.

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Sul fronte Mose si dovranno ripartire i 221 milioni stanziati dalla Finanziaria per il completamento delle opere. E decidere la strategia per il prossimo futuro, in vista della gestione del sistema. Una fase che durerà tre anni, fino alla consegna delle opere prevista il 31 dicembre 2021. Si dovrà decidere anche la nuova cabina di comando. Il ministro Graziano Delrio ha annunciato decisioni, dopo un vertice con Cantone e i commissari che guidano il Consorzio. Per la fase della manutenzione saranno necessari altri 105 milioni di euro l’anno.

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Ma quello che è sparito dal tavolo sono gli interventi ambientali. Dieci anni fa il Comitatone aveva approvato una delibera in cui recepiva le indicazioni dell’Ue. Condizioni per archiviare la pratica dell’Infrazione, la messa a gara di una parte degli impianti e delle paratoie. E poi monitoraggi e lavori «ambientali», per rimediare ai guasti provocati dai grandi cantieri. A San Nicolò e a Santa Maria del Mare (zone «Sic» tutelate dalle direttive europee Habitat e Uccelli) e nel resto della laguna.

Allegato alla delibera il lungo elenco di opere compensative ritenute necessarie, con il costo stimato che avrebbe dovuto essere a carico del Magistrato alle Acque e del suo concessionario Consorzio Venezia Nuova. Trovando le risorse dentro quelle già finanziate. Ecco allora la «ricostruzione di barene», per limitare nelle aree di laguna più critiche il fenomeno dell’erosione: 74 milioni di euro, che comprendevano anche le valutazioni sugli «habitat ricostruiti nell’ambito degli interventi di recupero morfologico». Tredici milioni erano destinati alla ricostruzione di velme, in canale Passaora e valle Millecampi; sette milioni di euro dovevano servire per «riqualificare le aree di cantiere» nelle tre bocche di porto, al Lido, Chioggia e Malamocco. Altri interventi richiesti dall’Unione europea quelli di «riqualificazione ambientale» delle aree protette, e del tratto di laguna prossimo a Porto Marghera. Infine, la fitodepurazione delle acque, i contributi per la molluschicoltura, dopo i gravi danni subiti dagli allevatori anche a causa dei lavori del Mose in laguna. Il tutto finalizzato alla creazione di una «zona di tutela biologica e marina».

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Totale dei costi: 266 milioni di euro. Che allora, dieci anni fa, il Consorzio Venezia Nuova avrebbe dovuto mettere da parte. Per realizzare gli interventi richiesti dal ministero dell’Ambiente e dal Comune – e alla fine certificati dall’Europa – e dunque in qualche modo «riparare» al danno ambientale provocato in laguna. Ma allora i rapporti di forza erano diversi. Il Consorzio guidato dal padre-padrone Mazzacurati poteva anche cambiare atti e delibere. Fatto sta che molti di quegli interventi non si sono mai visti. E gli «accordi di programma», Conferenze di servizi ante litteram per i lavori in laguna tra Stato, Regione e Comune, non si fanno più. All’appello mancano 266 milioni.

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