Sposato in Italia e in Thailandia: «Va processato per bigamia»

Il pm chiede il processo per un uomo di 70 anni che giovanissimo si era unito con una donna italiana: dopo 30 anni le nozze con un’orientale, ma non c’era ancora l’atto di divorzio

MIRANESE. «Processate il bigamo»: la richiesta è della pubblico ministero Patrizia Ciccarese per un settantenne di Mirano a cui viene contestato l’articolo 556 del codice penale. Ovvero di essere stato sposato con due donne nello stesso momento. Cosa che, ovviamente, per la legge italiana è vietata. Se il bigamo finirà a processo, lo deciderà la giudice per l’udienza preliminare Roberta Marchiori il prossimo 10 novembre. Gli avvocati difensori del settantenne, Stefano Tigani e Piero Coluccio, in udienza chiederanno il proscioglimento dell’imputato, sostenendo il cosiddetto “errore sul fatto”. Secondo la difesa, infatti, all’origine del reato contestato all’uomo ci sarebbe una “dimenticanza” in buona fede.

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Il settantenne si era sposato giovanissimo con una donna italiana. Un’unione, la loro, che era durata quasi trent’anni tra gli alti e i bassi che caratterizzano ogni coppia. Poi i due avevano deciso di lasciarsi consensualmente a inizio degli anni Duemila e ognuno aveva preso la propria strada. Tra i due c’era stata una separazione a cui però non aveva fatto seguito il divorzio. Si annida proprio qua l’errore che ha fatto scattare l’indagine a carico del settantenne.

Anni dopo la separazione, l’uomo si era innamorato di una donna thailandese. I due avevano deciso di convolare a nozze nella capitale Bangkok. Era il 2010 e l’uomo era convinto - questa è la tesi difensiva - che non ci fosse alcuna interferenza con il precedente matrimonio che considerava chiuso anche dal punto di vista giuridico. Ma è solo nel 2015 - peraltro dopo aver formalmente divorziato dalla prima moglie - che l’uomo si era presentato all’ufficio anagrafe del Comune di residenza per la trascrizione del matrimonio celebrato in Thailandia sul registro dello stato civile. Ma quando l’impiegato dello stato civile si era accorto che per il periodo compreso tra il 2010 e il 2015, prima del divorzio, il cittadino risultava sposato con due donne contemporaneamente, era scattata la segnalazione d’ufficio alla Procura della Repubblica di Venezia che aveva svolto le indagini sul settantenne. Ora la pubblico ministero ne ha chiesto il rinvio a giudizio, sul quale dovrà esprimersi la giudice.

I procedimenti per bigamia non sono certo frequenti nelle aule di tribunale. Nel 2014 un friulano che si era sposato per due volte all’estero, prima a Panama e poi in Colombia, era stato prosciolto. Il giudice per l’udienza preliminare di Udine aveva ritenuto che, in presenza di un reato consumato fuori dai confini nazionali, la condizione di punibilità si realizzasse solamente su richiesta del Ministero della Giustizia o su querela della persona offesa, ovvero la prima moglie. Cosa che non era avvenuta.

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