Ludopatia, casi in forte aumento

I dati preoccupanti di “Fare Comune” sul Veneto orientale: più di duecento le persone seguite

JESOLO. “L’azzardo non è un gioco”. In questi giorni è stato redatto il documento finale del progetto “Fare Comune” sul tema delle ludopatie. È frutto del seminario che si è tenuto al monastero di Marango. Le relazioni sono state tenute dalla dottoressa Emilia Serra, psicologa e da Alessandro Nardese, in qualità di presidente della Conferenza dei sindaci per la sanità. Il progetto “Fare Comune” ha coinvolto associazioni e i cittadini. Secondo alcune stime americane la ludopatia può interessare il 2-4% della popolazione, rappresentando dunque anche un importante problema di salute pubblica.

Nel Veneto Orientale questo fenomeno interessa circa seimila persone. Il Veneto è al quinto posto, in questa speciale graduatoria, con 5,8 miliardi di euro di raccolta (spesa dei cittadini nelle diverse forma di gioco), quindi 1.100 euro di spesa per abitante. In Italia ci sono ben 397.000 macchine da gioco, tra slot-machine e videolottery, vale a dire un apparecchio ogni 151 abitanti. In Germania e in Spagna il rapporto si attesta attorno all’1/255. Tra i nostri comuni Caorle è al primo posto con un rapporto 1/306, Portogruaro con 1/448, mentre chiude la fila Cinto con un apparecchio ogni 1,082 residenti. Ma il dato più grave e che maggiormente dovrebbe far pensare è quel 1,2 milioni di italiani che, a vario titolo, sono coinvolti in problemi di gioco. E se in Veneto sono 1.761 gli utenti, dei quali 1.140 già in carico alle diverse strutture che si occupano della particolare patologia, Nell’Usl 4 del Veneto Orientale si stima siano oltre 200 le persone interessate, mentre in carico ai servizi Serd (Servizio distrettuale per le dipendenze), nelle sedi di Portogruaro e San Donà, per gioco patologico, sono un ottantina gli utenti, di cui un buon 80% sono maschi, anche se le donne sono in aumento.

Nel 2016 sono stati 28 i nuovi ingressi. Lotto, gratta e vinci, sale slot, scommesse sportive sono ormai le pratiche che stanno portando al collasso intere famiglie. «L’azzardo è diventato un’industria e un “business” che invece di creare valore lo brucia», spiegano i relatori, «lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio. Provoca un enorme problema dal punto di vista sociale e legale per un numero crescente di persone, continuando a mietere vittime. L’azzardo genera crescente povertà e sofferenza, una vera piaga sociale. In modo sempre più manifesto è diventato ormai una questione di salute pubblica, di legalità, ma soprattutto di malessere familiare e sociale».

Molti casi sono segnalati dalla Caritas. Vista l’attuale legislazione il risultato è che ormai si può giocare dappertutto. Per la pubblicità, nel 2016 l’investimento sull’azzardo è stato di quasi 72 milioni di euro con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. La parte del leone l’hanno fatta le scommesse sportive. Ma la nuova frontiera dell’azzardo è proprio il gioco “on line” (+19% solo nell’ultimo anno). Come le droghe e l’alcol “la malattia da gioco” crea dipendenza e trascina nel baratro le famiglie. Nel 2016 gli italiani hanno speso nel gioco d’azzardo 95 miliardi di euro (88 nell’anno precedente), quasi 260 milioni al giorno tra slot, scommesse, lotto, gratta e vinci ed altre tipologie. Allo Stato sono andati 10 miliardi di imposte e il ricavo per gli operatori è stato pari a 8,5 miliardi. La spesa media pro capite si attesta attorno ai 1.583 euro, mentre per acquisto di libri si spendono appena 58,8 euro.

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