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Borsa d'acqua calda difettosa ustiona ragazza. Dopo mesi, il risarcimento

Per scaldarsi, in pieno dicembre, aveva utilizzato a letto la classica borsa dell'acqua calda, ma improvvisamente la buole era scoppiata, causandole gravi ustioni: c'è voluta una decisa battaglia legale contro un colosso industriale per essere risarcita con 5 mila euro

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La borsa incriminata 


MIRANO. Protagonista della tanto singolare quanto dolorosa disavventura, una ventunenne di Mirano, che nella tarda serata del 7 dicembre scorso ha dovuto allertare con urgenza il 118 per farsi soccorrere e curare le lesioni riportate in seguito allo scoppio di una borsa dell'acqua calda, non di quelle elettriche ma una banalissima buole in gomma: al Pronto Soccorso di Mirano, dov'è stata subito trasportata, le hanno riscontrato ustioni di primo e di secondo grado su un'area estesa del corpo, con particolare riferimento al seno destro, alla coscia sinistra, al fianco, al tronco e al gluteo.La giovane si è dovuta sottoporre a numerose medicazioni e continua a usare creme riparatrici, tra i vari disagi, per lungo tempo non potrà più prendere il sole e dovrà convivere con le cicatrici.

Per chiarire i motivi dell'incidente e per ottenere giustizia la 21enne, attraverso la consulente Elisa Sette, si è rivolta a Studio 3A di Mestre, società specializzata nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.

Nell'accertare i fatti, Studio 3A ha potuto appurare come nulla si potesse imputare al rivenditore finale del prodotto, che era stato acquistato nel dicembre del 2015, dunque giusto un anno prima, in un negozio di Mirano: la borsa, infatti, che era dunque relativamente nuova, all'acquisto si presentava regolarmente imballata e sigillata in una confezione di plastica, con un talloncino in cartone dov'erano riportate le indicazioni di utilizzo.
Né d'altra parte niente si poteva addebitare alla ragazza, che quelle istruzioni le aveva seguite alla lettera.
Non restava che pensare a un difetto di fabbricazione, anche alla luce di altri casi simili successi nel recente passato, e dunque Studio 3A ha chiesto lumi direttamente alla ditta costruttrice, la nota multinazionale Mapa Spontex, la quale però a più riprese ha risposto picche, negando qualsiasi responsabilità nell'accaduto.

Di qui la decisione di incaricare un tecnico ad hoc per analizzare la borsa, che la proprietaria ha ovviamente conservato. L'esperto ha verificato come l'oggetto, sulla faccia frontale sinistra, presentasse uno squarcio dai bordi frastagliati e irregolari assai rilevante che interessava la quasi totalità del lato sinistro lungo la cucitura, cioè una delle zone termicamente più sollecitate durante la costruzione. Un guasto già verificatosi per borse in gomma naturale di questo tipo e anche della stessa marca, che possono subire uno stress termico al momento dello stampaggio e della saldatura, con conseguente infragilimento anche localizzato della struttura non immediatamente visibile, ma che a lungo andare può causare un cedimento.Di fronte a questa perizia, e dopo aver visionato loro stessi la borsa, i tecnici di Mepa Spontex hanno dovuto ammettere il difetto di fabbricazione. L'azienda ha finalmente cambiato atteggiamento, dando la propria disponibilità a risolvere in via stragiudiziale il contenzioso, ed è stato raggiunto un accordo con la danneggiata, che in questi giorni ha ricevuto un risarcimento di oltre cinquemila euro.

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