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«M9 come un nuovo Expo vetrina delle eccellenze»

Gli industriali promuovono il progetto presentato dalla Fondazione di Venezia. Confesercenti sposa i mercatini natalizi nell’ex convento. I commenti dei partiti

di Mitia Chiarin
3 minuti di lettura

MESTRE. Museo M9, il count down per l’apertura a Natale 2018 crea nuove aspettative sul progetto del museo del Novecento e il polo museale di un ettaro nel centro di Mestre. I commenti sul forum nella redazione de La Nuova Venezia con il presidente della Fondazione di Venezia, Giampaolo Brunello, sono tutti di grande attenzione ad un investimento culturale da 110 milioni di euro, che “pesa” per un quarto del valore del patrimonio della Fondazione di Venezia.

«Accogliamo con entusiasmo l’idea di utilizzare gli spazi delle mostre temporanee come una grande vetrina sul futuro dove potrebbero trovare spazio i prodotti tecnologici delle aziende del nostro territorio. Questa proposta va nella direzione verso la quale abbiamo sempre teso, e conferma il legame profondo che esiste tra impresa e cultura. Quello che auspichiamo è che questo progetto possa prendere vita e diventare una sorta di Expo permanente, un palcoscenico costante per le eccellenze del nostro territorio che potranno in questo modo valorizzare gli spazi del Museo e allo stesso tempo trarne un importante valore aggiunto», fa sapere da Confindustria Venezia-Rovigo, il presidente Gian Michele Gambato. «In questo momento storico in cui si parla di Industry 4.0, la presenza delle nostre imprese nel Museo M9 potrebbe mostrare al meglio l’evoluzione industriale che è in atto, in uno spazio così prestigioso che è il polo culturale che sta prendendo vita a Mestre».

Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti, apre subito ad un’altra idea lanciata da Brunello: «I mercatini di Natale nel cortile del convento? Bellissima idea, che sposiamo subito. Può essere utile per far conoscere lo spazio recuperato in attesa dell’apertura tra un anno», dice Franceschi. «Il progetto M9 convince ed è importante per Mestre. Deve riuscire ad attrarre i 3 milioni di turisti, destinati a crescere con i nuovi alberghi, ma anche quanti vivono nell’area vasta metropolitana che arriva fino a Padova e Treviso. Noi ci crediamo».


«Credo che la commissione Cultura del Comune debba andare a vedere con attenzione quali sono i contenuti dello spazio museale. Ora che arriva una data certa di apertura credo che la politica cittadina debba comprendere con esattezza quale sarà la proposta culturale per valutare la capacità dell’offerta di reggere», spiega subito Saverio Centenaro di Forza Italia, consigliere comunale e delegato metropolitano. «Il museo è una grande occasione per Mestre e quindi sui contenuti è tempo di andare alla verifica», precisa. Centenaro ha anche una idea: collegare al progetto M9 l’ex Emeroteca che rimane vuota, nonostante la gara di idee per il riutilizzo.

Dal Movimento 5 stelle, un invito preventivo a a calmierare i costi dei biglietti. «Condivido lo spirito ottimista del presidente Brunello e credo che M9 potrà realmente sostenersi da solo ed essere un forte elemento di attrazione per la città di Mestre. Spero soltanto che la Fondazione non voglia accelerare gli obiettivi del Business Plan, stabilendo canoni di locazione per i nuovi negozi o biglietti per le mostre troppo esosi. Meglio partire con sobrietà ma cercando di riempire tutti gli spazi a disposizione», dice Davide Scano.


Dal Partito Democratico, Andrea Ferrazzi garantisce sostegno al progetto: «Non ho dubbi che sarà un buon lavoro. Al museo abbiamo subito creduto anche per la sua azione di rigenerazione urbana e architettonica. E la nostra giunta ha deciso di riqualificare via Poerio anche in previsione dell’arrivo del museo», ricorda il capogruppo del Pd. «L’investimento da 110 milioni di euro è decisamente importante per Mestre e con questo progetto la città può davvero crescere». Gianfranco Bettin propone di allargare il raggio dell’offerta, utilizzando M9 come volano per altri progetti.

«Le idee della Fondazione sono buone. Puntare sul virtuale garantisce innovazione ed è una scelta economicamente virtuosa. Quella del museo è una operazione su cui abbiamo creduto subito. Ora io penso a M9 come centro di un museo diffuso che coinvolge tutta la terraferma e che sappia raccontare la trasformazione delle barene diventate la grande zona industriali ma anche i cambiamenti iurbani della città. M9 non può sostituire ma può collegarsi, e spero sia così, al progetto sulla De Amicis di via San Pio X, che resta importante per segnare, con altri luoghi della terraferma, i luoghi della storia da valorizzare come pietre miliari. Si tratta di creare la rete», dice il sociologo e presidente di Municipalità. «E poi vedo con favore l’apertura all’arte contemporanea, un intervento interessante anche per attirare quei milioni di turisti che pernottano a Mestre e di giorno visitano Venezia. La sera Mestre può essere per loro attrattiva, un motivo in più per fermarsi. Un poco come ha fatto Rovereto con il Mart».

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