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Caorle, il giovane accoltellato 10 giorni fa: «Spero di tornare a una vita normale»

Umberto è stato dimesso. Il padre ringrazia la comunità per la vicinanza: «Riprenderà a giocare»

di Rosario Padovano
2 minuti di lettura

CAORLE. Il più grande regalo di compleanno, fa 26 anni oggi, è arrivato nel weekend. È stato dimesso dal reparto di urologia e dall’ospedale di Portogruaro Umberto Cagiano, il giovane calciatore Caorle accoltellato all’alba di sabato 9 settembre nel parcheggio tra piazzale Olimpia e via Aldo Moro. Furono accusati dell’aggressione un suo vecchio compagno di squadra Stefano Cibin, poi scarcerato, e Giulio Mazzarotto, un suo vicino di casa e amico che è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio perché riconosciuto come unico autore del terribile accoltellamento. A comunicare la notizia delle dimissioni di Umberto dall’ospedale è stato il padre, Pasquale, titolare del ristorante ai Bragozzi. Umberto è molto provato ma ha voluto comunque dire qualche parola e ringraziare tutti.

Come sta ora?

«Meglio e sono contentissimo di essere tornato a casa».

Lo avrà notato, tutta Caorle teneva a cuore le sue sorti.

«L’ho notato, certamente. Di questo sono felice. Spero presto di tornare alla vita normale, e spero anche di tornare presto giocare a calcio».

Se la sente di ringraziare anche i medici e il personale dell’ospedale di Portogruaro?

«Assolutamente. Sono stati bravissimi e mi sono trovato bene. Li ringrazio enormemente per quello che hanno fatto».

Umberto Cagiano è stanco, è in piena convalescenza e a parlare ora è il padre Pasquale, titolare del ristorante “Ai Bragozzi”.

Signor Pasquale, come procede la convalescenza di Umberto?

«Bene. Siamo felicissimi che Umberto abbia lasciato l’ospedale e che sia tornato a casa».

Si era parlato, dopo il ferimento, di possibili danni permanenti al rene lesionato Si può dire che il peggio sia effettivamente passato?

«Assolutamente sì. Il rene è sano e la ferita si sta pienamente rimarginando».

Quanto durerà la convalescenza?

«Ci hanno detto che dovrà attendere una quarantina di giorni. Non c’è motivo di credere che mio figlio non condurrà più una vita normale».

A salvare Umberto anche la sua tempra di sportivo. A proposito, potrà tornare a giocare a pallone vestendo la maglia della sua squadra il Caorle La Salute?

«Crediamo di sì. La sua carriera agonistica non è a rischio e potrà tornare sui campi di calcio».

Signor Pasquale, lei è originario di Foggia, la provincia adottiva di un santo molto venerato anche da noi, Padre Pio. So che vi siete aggrappati alla fede in questo periodo.

«Abbiamo pregato. Sicuramente c’è stata una carezza divina, una mano santa».

A Caorle tutti hanno preso le parti di Umberto. Ha sentito il calore della comunità?

«Certamente. Tutti mi sono stati vicini e tutti hanno fatto il tifo per mio figlio dopo l’accoltellamento. In tanti si sono preoccupati delle sue condizioni».



Dalle sue parole, anche dopo il fatto, non è mai emerso odio nei confronti di chi ha aggredito Umberto, anche se non ha mai fatto riferimento al perdono. Quanto è importante, oggi, saper parlare alle persone ed educare a determinati valori, affinché fatti simili non abbiano a ripetersi?

«Mi creda. È fondamentale. Questa vicenda mi ha insegnato che in tutte le situazioni ci vuole calma. Bisogna imparare a controllarsi, perché nella società tutti dobbiamo vivere tranquilli. Spero non accada nulla del genere. Mai più».


 

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