«Noi come birilli di fronte ai terroristi»

Saya (Uil): a presidiare le barriere mandati agenti inesperti, senza corsi di formazione specifici e con mezzi inadeguati

L’ultimo allerta attentato alle forze dell’ordine è di alcuni giorni fa quando a Milano, nelle stesse ore, sono spariti tre furgoni della Dhl e trenta chili di materiale incendiario. Furti anomali, soprattutto quello che riguarda il materiale incendiario che gli investigatori leggono anche in chiave terrorismo, visti gli attentati recentemente compiuti in Spagna e Inghilterra, senza dimenticare la Francia e la Germania.

È solo l’ultimo allarme lanciato a livello nazionale e fa capire lo stato di allerta di forze dell’ordine e apparati vari che lavorano per prevenire attentati. Tra questi anche gli agenti della polizia locale che quotidianamente sono impegnati in piazzale Roma e in piazza San Marco in servizi antiterrorismo. «A parole ci hanno detto che facciamo servizi antiterrorismo. Ma noi non abbiamo fatto nessun corso, non abbiamo nessuna formazione in tal senso. Il sindaco Brugnaro e l’assessore D’Este hanno dichiarato che noi partecipiamo, insieme alle forze di polizia, ai servizi antiterrorismo. Ma si rendono conto che non abbiamo formazione e mezzi adeguati?» sottolinea Michele Saya della Uil «In piazzale Roma siamo messi come birilli davanti ai blocchi di cemento, mentre i soldati armati e con giubetto antiproiettile sono al riparo dei blocchi. Ma sindaco e assessore pensano che i terroristi quando decidono di fare l’attentato diranno: scusate agenti spostatevi, noi non vogliamo colpire voi? Sono indispensabili addestramento e mezzi. Per di più a sostenere la gran parte di questi servizi sono gli ultimi assunti a tempo determinato e per pochi mesi. Colleghi con poca esperienza indispensabile per capire, spesso, da dove proviene il pericolo. Non si fornisce maggiore sicurezza dicendo che si fanno i servizi antiterrorismo. La sicurezza è garantita dalla qualità del servizio, non dalle parole. Alcune settimane fa il sindaco ha detto “Noi a Venezia abbiamo i cecchini e se uno grida Allah Akbar, lo abbattiamo fatti tre passi”. Noi abbiamo? No, le forze di polizia hanno i cecchini. Solo a parole abbiamo tutto».

A sentire i sindacati nemmeno in polizia la situazione è rose e fiori. Da tempo Francesco Lipari, segretario provinciale del sindacato Coisp, sottolinea la carenza di mezzi e formazione degli agenti che prestano servizio in Questura a Venezia. «Noi abbiamo poche unità con formazione base antiterrorismo, sono le squadre Uopi. Adesso stanno facendo corsi di formazione anche i colleghi che lavorano alla Digos. Certo ci sono reparti specializzati in operazioni antiterrorismo, ma sono a Roma» spiega Lipari «Non pensate che gli agenti impiegati, ad esempio alla Mostra del Cinema, ai varchi che controllavano borse o persone, fossero formati con corsi antiterrorismo. Si tratta di colleghi che durante il resto dell’anno lavorano in vari uffici. Del resto manca a livello nazionale una formazione specifica per chi lavora tutti i giorni in strada, per non parlare dei mezzi. Siamo l’unica polizia europea che come dotazione individuale ai propri uomini non fornisce un casco e un giubetto antiproiettile. A tutti in dotazione danno pistola e manette. In Questura a Venezia ci sono all’incirca duecento giubbetti antiproiettile, ne servirebbero tre volte tanti. Durante la Mostra al Lido è successo che i colleghi si passassero il giubbetto antiproiettile. Chi montava in servizio al pomeriggio doveva indossare quello zuppo di sudore del collega che aveva prestato servizio al mattino. Parlando delle polizie locali sono convinto che con i nuovi poteri dati dal Ministro dell’Interno ai sindaci in materia di sicurezza, se questi chiedono a questure o comandi dei carabinieri corsi di formazione per le loro polizie locali, sono certo che non otterrebbero una risposta negativa. Anzi, sarebbe importante anche perché questo aiuta a lavorare con una sintonia, ancora maggiore, le varie forze di polizia impegnati nei servizi».

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