Muore folgorato da una scarica elettrica

Adriano Danieli, 42 anni, tradito dal malfunzionamento di una piattaforma aerea finita sui cavi dell’alta tensione

CAVARZERE. Folgorato sui cavi dell’alta tensione. È morto così, ieri pomeriggio, poco prima delle 17, Adriano Danieli, 41 anni, mentre lavorava su una piattaforma aerea, all’interno dell’azienda Belcaro, a Ca’ Labia, di cui era dipendente.

Una fine straziante, che ha sconvolto ancor di più i colleghi di lavoro e le tante persone che si sono interessate all’accaduto, perché il corpo dell’uomo è rimasto per quasi tre ore, steso su quella piattaforma, con un braccio a penzoloni nel vuoto.

Le circostanze in cui si è verificato l’incidente sono ancora al vaglio dello Servizio prevenzione infortuni sul lavoro (Spisal) ma una parziale ricostruzione è possibile attraverso i racconti, inframezzati da lacrime, di chi ha assistito alla scena.

La piattaforma aerea, montata su un camioncino, ieri pomeriggio, aveva dato qualche segnale di malfunzionamento. Adriano doveva usarla, probabilmente per ispezionare i silos aziendali che fanno parte di un impianto di produzione di cemento, ora dismesso.

Per questo motivo era stato chiamato un elettricista che doveva controllare l’impianto della piattaforma, in modo da farla funzionare correttamente. A quanto pare, l’intervento del tecnico non aveva risolto tutti i problemi di funzionamento dell’apparecchiatura ma Adriano, in un estremo tentativo di provarne l’operatività, era salito nella “cesta” e aveva cominciato ad azionare i comandi. La cesta ha preso a salire e, forse proprio perché non era del tutto a posto, ad un certo punto, ha toccato i cavi dell’alta tensione che passano a pochi metri dai silos.

Per l’operaio non c’è stato scampo: la corrente lo ha avvolto e ucciso in pochi secondi. Ma la vicenda non era ancora finita.

I colleghi che si sono accorti di cosa stesse accadendo, infatti, volevano correre in suo soccorso, a dispetto di ogni ragionevole speranza di salvarlo, ma non hanno potuto farlo. L’intera struttura della piattaforma, infatti, era in tensione e toccarla avrebbe significato morire. Per capire cosa si potesse fare sono passati minuti interminabili.

Poi sono stati chiamati i tecnici dell’Enel che hanno provveduto a disattivare la linea. Erano all’incirca le 17, 15 e, in tutta la zona limitrofa c’è stato un piccolo black out di cinque minuti. La gente ha cominciato a chiedersene il motivo ed è stato in questo modo che i residenti di Ca’ Labia hanno saputo della tragedia che si era verificata nell’azienda. L’interruzione della corrente è servita per spostare la piattaforma dal contatto con i fili, ma per il recupero del corpo, tra formalità tecniche e burocratiche, è stato necessario attendere ancora più di due ore. Sul posto i carabinieri, i vigili del fuoco, lo Spisal e il 118 hanno adempito, ciascuno per la sua parte, al triste compito di ricostruire la vicenda. L’area dell’incidente è sotto sequestro, il corpo dello sfortunato operaio è stato portato all’obitorio di Chioggia e, nei prossimi giorni, verranno eseguiti tutti gli obbligatori accertamenti sul rispetto delle regole di sicurezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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