«Mio nipote portato via ma bastava agire prima»

Parla la nonna del bambino che non ha frequentato scuola per 18 mesi Il tribunale l’ha affidato a una casa famiglia. «Le mie segnalazioni inascoltate»

MESTRE. «Si poteva evitare che la vicenda finisse in questo modo, con mio nipote affidato ad una casa famiglia fino ai 18 anni e mia figlia che rischia di finire in un centro di salute mentale per il dolore. Si poteva evitarlo se i servizi sociali del Comune fossero intervenuti in tempi rapidi, e in modo più efficace già qualche anno fa in seguito alle mie segnalazioni». È distrutta la nonna del ragazzino di 13 anni di un comune della Riviera del Brenta che da un anno e mezzo, non va a scuola, che dovrà restare fino a 18 anni compiuti in una comunità famiglia fuori provincia.

A prendere questa delicatissima decisione è stato nei giorni scorsi Tribunale dei Minori, dopo che il ragazzino era rimasto ininterrottamente a casa con la madre per 18 mesi invece che andare in classe. «Dal 28 del mese», spiega preoccupata la nonna, «mio nipote sarà affidato ad una casa famiglia e non siamo nemmeno stati informati nei dettagli di cosa succederà. Mia figlia in queste settimane è stata ricoverata per frequenti attacchi di panico in una struttura di igiene mentale. Io e mio figlio abbiamo cercato in vari modi di ottenere l’affido del bambino, ma non ci è stato permesso. La permanenza da noi sarebbe costata molto meno di quella prevista con la soluzione della casa famiglia».

La permanenza del ragazzino nella struttura costa 102 euro al giorno, per 36 mila euro all’anno di cui metà ne mette il Comune e l’altra metà arriveranno dai fondi regionali per questi casi. La decisione del Tribunale dei Minori è arrivata dopo un periodo di forte contrapposizione fra il Comune in cui vive la madre, la madre, e la nonna del bambino. Nonostante i ripetuti appelli a fargli frequentare la scuola, il ragazzino non ci è mai andato. Ha perso18 mesi di lezioni. A settembre ricomincerà ad andare a scuola nella comunità famiglia e sotto la stretta sorveglianza dei responsabili della casa alloggio potrà ricevere le visite di mamma e altri famigliari.

Da parte il sua il sindaco del paese pur comprendendo l’amarezza della nonna, spiega che altre soluzioni non erano possibili: «Il ragazzino è stato affidato a una casa famiglia perché, studiati i parametri di riferimento famigliari da parte dei servizi sociali e da parte del Tribunale di Venezia, non c’erano altre soluzioni praticabili in questa vicenda”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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