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L’anziana dimessa dovrà pagare il conto

Campagna Lupia. Sarà venduta la casa dell’84enne rimasta in ospedale a Piove per un anno e mezzo

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CAMPAGNA LUPIA. È stata dimessa dopo 17 mesi di ininterrotto ricovero, il giorno dopo Ferragosto dalla Geriatria dell’ospedale di Piove di Sacco, Natalina Donolato, l’anziana di 84 anni che si trovava, appunto, da quasi un anno e mezzo, nella struttura dell’Usl 6 padovana.

L’anziana è stata trasferita in un appartamento della Comunità di San Egidio a Padova di cui l’associazione è proprietaria, con altre due anziane assistite tutte da una badante. Si è arrivati a questa soluzione a cui contribuirà anche il Comune di Piove di Sacco, dopo 17 mesi, perché, la figlia della degente, una cinquantenne di Campagna Lupia, Donatella Lazzari, ha sempre detto di non poterla ospitare nella sua casa in Riviera del Brenta per questioni economiche. Il Comune padovano anticiperà i soldi e poi i conti saranno saldati dalla vendita della casa diroccata dell’anziana a Corte di Piove di Sacco.

Il Comune infatti ha predisposto un atto di erogazione di assistenza sociale che prevede l’impegno da parte dell’amministratore di sostegno, a chiedere al giudice tutelare di iscrivere un’ipoteca a favore del Comune sui beni della signora. Della vicenda se ne è occupato l’avvocato Simone Sorgato, l’amministratore di sostegno nominato dal giudice Carla Gatta del Tribunale di Padova. Restano da pagare però oltre 40 mila euro di ingiunzioni di pagamento dirette ai famigliari della donna per una inappropriata permanenza della donna nelle strutture ospedaliere.

La famiglia dell’anziana nei mesi scorsi aveva spiegato di preferire per la donna una soluzione che preveda una comunità protetta e non un appartamento in cui l’84enne vivrebbe sola. La figlia fa sapere che non pagherà i 40 mila euro che l’ospedale gli addebita con ingiunzioni di pagamento «Ci opporremo», spiega l’avvocato della figlia, Emanuele Compagno, «a questa soluzione. I debiti sono della madre e non della figlia. Si paghino con i beni a disposizione della donna. La soluzione della comunità protetta è stata presa anche con l’interessamento della stessa figlia. La figlia non ha mai abbandonato la madre al suo destino e siamo felici di essere arrivati a questa soluzione». Ora a pagare il soggiorno non dovuto in ospedale rischia di essere, se accolta questa tesi la collettività, cioè tutti i contribuenti. Per Natalina Donolato comunque questo è certo almeno, dovrebbe iniziare finalmente una nuova vita, fuori dall’ospedale che di fatto era diventato per lei una sorta di prigione.

Alessandro Abbadir

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