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Area di crisi di Porto Marghera, un bando per le aziende

Progetto a sostegno degli investimenti: manifestazioni di interesse a settembre, fondi del Ministero entro fine anno  

PORTO MARGHERA. È l’ultima vera e grande occasione di riconvertire e rilanciare le aree di crisi non solo della centenaria Porto Marghera - la più zona industriale e portuale del sud Europa con infrastrutture che hanno un valore stimato di 6, 4 miliardi di euro - ma anche quelle dell’intero Comune di Venezia e delle isole, a cominciare da Murano.

Da settembre prossimo - grazie al riconoscimento, seppur tardivo, di Venezia come “Area di crisi industriale complessa” con un decreto firmato dal m ...

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PORTO MARGHERA. È l’ultima vera e grande occasione di riconvertire e rilanciare le aree di crisi non solo della centenaria Porto Marghera - la più zona industriale e portuale del sud Europa con infrastrutture che hanno un valore stimato di 6, 4 miliardi di euro - ma anche quelle dell’intero Comune di Venezia e delle isole, a cominciare da Murano.

Da settembre prossimo - grazie al riconoscimento, seppur tardivo, di Venezia come “Area di crisi industriale complessa” con un decreto firmato dal ministero dello Sviluppo economico nel marzo scorso – sarà reso noto il bando pubblico per la “manifestazione di interesse” che permetterà ad aziende nazionali e multinazionali e associazioni di aziende di presentare un progetto di sviluppo e ottenere, entro fine anno, agevolazioni finanziarie e a fondo perduto dell’investimento previsto.

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Invitalia. L’operazione si svilupperà dentro il quadro definito dall’Accordo di Programma per la riconversione e riqualificazione, condiviso dal Gruppo di coordinamento composto da rappresentanti della Regione, Comune e Città metropolitana, l’Autorità di Sistema portuale e ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico.

La supervisione dei progetti è affidata a Invitalia spa, la società del ministero dello Sviluppo economico che esamina e sostiene le nuove iniziative imprenditoriali che puntano «a rivitalizzare il sistema economico locale e creare nuova occupazione, attraverso progetti di ampliamento, ristrutturazione e delocalizzazione».



L’assessore Donazzan. «Siamo riusciti a recuperare il riconoscimento di Venezia come area di crisi complessa di rilevanza nazionale solo nell’ultimo anno» spiega l’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan «ma ora siamo i primi a livello nazionale nella gestione di questa grande occasione di rimettere in moto lo sviluppo dopo tanti anni di attesa. Il presidente Luca Zaia ha deciso di creare un’apposita Unità di crisi operativa di cui fanno parte diversi dipartimenti regionali per governare questa grande operazione dal punto di vista tecnico e procedurale».

«Una occasione del genere l’aspettavamo da tempo perché riguarda sia il settore industriale che quello del turismo», aggiunge la Donazzan, «abbiamo già fatto incontri informativi e conoscitivi con le parti sociali e alcune aziende del territorio potenzialmente interessate a presentare un progetto compatibile con le indicazioni dell’Accordo di programma che abbiamo già messo a punto e presentato al ministero dello Sviluppo economico che lo ha preso modello. Anzi c’è già un progetto, presentato in anticipo e finanziato, che ha permesso di riavviare il forno della Pilkington con la formazione e assunzione di una sessantina di lavoratori».

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Grandi e piccole imprese. L’accordo di programma è la base di riferimento dei fondi messi in campo da ministero dello Sviluppo con la legge 181/89 per sostenere i progetti di reindustrializzazione e di sviluppo turistico.

La legge 181 finanzia programmi di investimento produttivo o programmi per la tutela ambientale, completati da specifici progetti per innovare l’organizzazione. Gli investimenti dovranno prevedere spese per almeno 1,5 milioni, mentre le agevolazioni finanziarie potranno coprire il 10% dell’investimento per le grandi industrie e il 25% per le piccole aziende ammissibile con contributi a fondo perduto in conto impianti, o a fondo perduto alla spesa con un finanziamento agevolato.

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Ambiti d’intervento. I progetti potranno riguardare: nuove unità produttive con soluzioni tecniche e organizzative innovative; l’ampliamento della capacità produttiva di stabilimenti esistenti e la riqualificazione o diversificazione del processo produttivo; l’ampliamento di unità produttive esistenti che eroghino servizi alle imprese e ad attività turistiche; la tutela ambientale oltre le soglie fissate dalla normativa europea; l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili; attività di riciclaggio e riutilizzo di rifiuti speciali di origine industriale e commerciale.

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