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«Referendum di separazione Venezia Mestre, Zaia può andare avanti»

Venezia. Il professor Trabucco: «L’eventuale conflitto d’attribuzione non sospende l’iter referendario, la Regione proceda»

di Mitia Chiarin
2 minuti di lettura
Il prefetto che scrive al governo per avere indicazioni su come muoversi. Il sindaco che invita il governo a bloccare il referendum di separazione con un intervento della Corte Costituzionale mentre si attendono gli esiti dei due ricorsi al Tar di Ca’ Farsetti e Città metropolitana. I separatisti intanto chiedono pareri agli esperti per suffragare il lavoro della giunta Zaia, che sulla separazione di Venezia e Mestre, ha al momento frenato annunciando verifiche sulla compatibilità della consultazione.

Sulle sorti del referendum per spaccare in due il capoluogo, insomma continua l’incertezza che riguarda anche la data del possibile voto: la Regione vorrebbe indirlo per il 22 ottobre, assieme al referendum per l’autonomia del Veneto. Ma anche questo, al momento, non è certo. Tra gli esperti contattati dal Movimento per l’autonomia di Mestre, c’è il parere del professor Duccio Maria Traina dell’Università di Firenze, inviato al governatore veneto Zaia assieme a quello di Stefano Chiaromanni, portavoce degli autonomisti mestrini. Un terzo parere lo sta elaborando il professor Daniele Trabucco, docente di diritto pubblico all’Università di Padova. Trabucco pare avere le idee molto chiare. Del resto del referendum di separazione tra Mestre e Venezia si sta occupando da tempo.

«Il conflitto d’attribuzione, anzitutto, non sospende l’iter referendario. Mi spiego: il governo può impugnare gli atti della Regione ma non c’è come diretta conseguenza un effetto sospensivo. A meno che non ci siamo gravi ragioni come potrebbe essere, per fare un esempio, la tutela dell’ordine pubblico». Quindi, anche se si arrivasse ad uno scontro tra Regione e Stato sulla vicenda del referendum di separazione, secondo Trabucco non si avrebbe come effetto immediato un blocco dell’iter referendario. «Questo al limite lo può decidere la Corte Costituzionale ma il presidente Zaia può andare avanti tranquillamente».

E sul conflitto tra la competenza assegnata alla Regione con il potere di decidere sui confini dei Comuni e la legge istitutiva delle città metropolitane, ovvero la legge Delrio, Trabucco aggiunge: «Questo contenzioso va risolto a mio avviso a favore della Regione perché l’articolo 133 della Costituzione affida alle Regioni di esprimersi sui confini dei Comuni e questo non prevede distinzioni tra piccoli Comuni e capoluoghi e semmai è la legge Delrio che non tiene conto di questo articolo della Costituzione. Forse servirà un ulteriore pronunciamento a riguardo della Corte Costituzionale visto che quello della sentenza 50 del 2015 non era di conformità», spiega il professore.

Intanto, sui presunti rallentamenti in Regione per le verifiche con Prefettura e Avvocatura della Regione, annunciati da Zaia, l’avvocato mestrino Chiaromanni ribadisce la posizione del Movimento: non c’è alcun ostacolo giuridico all’indizione del referendum il 22 ottobre. E anche «una semplice domanda pendente al Tar, in assenza di sospensiva, non può bloccare un procedimento legislativo. In caso contrario, chiunque potrebbe proporre un ricorso infondato come hanno fatto Comune e città metropolitana per bloccare qualsiasi legge e riforma», dice. Per Chiaromanni il «prefetto non ha alcun potere giuridico sulla controversia» e il «nostro ordinamento non consente l’azione diretta davanti alla Corte costituzione ma solo la facoltà di sollevare conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni e nel nostro caso non potrà avvenire», ribadisce l’avvocato.

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