Fine Ramadan, in tremila alla preghiera in parco San Giuliano a Mestre

Gli imam hanno sottolineato nei loro interventi la necessità di aprirsi agli altri e alla felicità di incontrarsi con amore

Mestre, la preghiera per la fine Ramadan anche in italiano: "È la nostra lingua"

MESTRE. Per tutta la notte il presidente della comunità islamica di Venezia e provincia Mohamed Amin Al Adab e i quaranta volontari hanno lavorato per preparare il necessario per la preghiera di fine Ramadan a San Giuliano. Si aspettavano al massimo 2.500 persone, ne sono arrivate 3.000, appartenenti a trenta nazionalità diverse. Domenica è stata una grande festa, iniziata poco dopo le 7 e terminata intorno alle 8.30 di ieri mattina.

«Mai così tanti fedeli musulmani hanno partecipato all’inizio della festa che stabilisce la “rottura del digiuno” e tutti con lo spirito giusto abbandonando qualsiasi logica nazionalistica ma solo seguendo la parola di Dio. Per la prima volta nessuno si è lamentato. Questo è il frutto di un lavoro durato anni e che abbiamo portato avanti per evitare nazionalismi e logiche politiche», ha detto Amin, che ha sottolineato anche l’importanza dell’impegno dell’Associazione La Pace che raggruppa una parte dei bengalesi di fede musulmana. Due gli imam che hanno guidato la preghiera, uno per i fedeli di lingua araba e l’altro per i bengalesi.

La festa per la fine del Ramadan



La gran parte del sermone è stato destinato all’apertura verso gli altri e alla “felicità di incontrasi con amore tra noi, quindi non è opportuno per noi avere rancore e odio nei nostri cuori o tra di noi”.


Gli imam hanno ricordato che a Mestre nel mese di Ramadan; «abbiamo ricevuto in moschea un gruppo di amici cristiani italiani e abbiamo mangiato insieme intorno a un tavolo con amore e piacere, con questo gesto abbiamo ricordato il comportamento del Profeta Maometto, che ha ricevuto nella sua moschea 70 preti e ministri di culto cristiani, dove hanno pregato e discusso nella sua moschea e poi sono ripartiti con tanto apprezzamento e rispetto reciproco».



Nella preghiera letta in italiano ai 3.000 è stato ricordato l’invito di Papa Giovanni Paolo Secondo, che ha chiamato i cristiani a condividere con i musulmani il loro cibo nel mese di Ramadan. Ancora nel sermone di ieri: «questi bei gesti devono continuare tra di noi anche dopo il Ramadan, perché la società cristiana è nostra amica e i cristiani sono molto cari ai nostri cuori, e il Corano ci ha chiamati a essere buoni e giusti con loro. E dobbiamo intensificare i nostri incontri e dialoghi con loro, perché ci troviamo allineati fianco a fianco in fila contro il male, la violenza ed il terrorismo».

Altra cerimonia si è tenuta in uno stabile di Marghera, la festa continuerà anche lunedì e martedì.


 

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