Mestre. rapina da 830mila euro al blindato: la Procura chiede di archiviare 

Le indagini non sono riuscite a individuare i responsabili dell’assalto al furgone Civis del gennaio 2010 Il colpo mentre i vigilantes stavano trasferendo nella barca portavalori il denaro da portare a Venezia

Erano stati capaci di una rapina degna di un film, che aveva fruttato un bottino record: 830mila euro. Per quell’assalto, al momento non ci sono responsabili. Le indagini della polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica, non sono riuscite a incastrare gli autori del colpo messo a segno il 5 gennaio 2010 alla darsena Dek in viale Ancona. Ed è per questo che nei giorni scorsi il pubblico ministero Massimo Michelozzi ha chiesto di archiviare il fascicolo. La mancanza di prove a carico degli indagati, e dunque l’impossibilità di sostenere l’accusa nel corso di un eventuale processo, ha imposto al rappresentante della Procura di chiedere l’archiviazione sulla quale ora dovrà esprimersi il giudice per le indagini preliminari attraverso un decreto.

Il colpo era scattato all’alba della vigilia dell’Epifania di sette anni fa. I rapinatori - almeno sei o sette, secondo gli inquirenti - armati e incappucciati, avevano circondato il blindato della Civis che era appena arrivato per il trasbordo dei soldi in barca. Non avevano usato violenza, ma avevano intimato ai quattro vigilantes di stendersi a terra senza fiatare e di attendere almeno dieci minuti prima di dare l’allarme alle forze dell’ordine. Oltre ai sacchi con gli 830mila euro destinati a banche e uffici postali del centro storico, i banditi avevano preso anche le pistole di servizio delle guardie giurate (una Glock era stata trovata da un sommozzatore della polizia sul fondo del canale che costeggia viale Ancona), e si erano allontanati a tutta velocità. La prima a dare l’allarme era stata una donna che a quell’ora era al lavoro e che era stata testimone di tutta la scena dalla finestra di uno dei palazzi che si affacciano su viale Ancona. Con il passare delle ore e l’avanzare dei rilievi era emerso un dettaglio fondamentale della rapina. I banditi, infatti, avevano atteso l’arrivo del furgone blindato all’interno della vicina pizzeria “Ae Oche”, dove si erano calati passando dal lucernario. Per ingannare il tempo avevano mangiato pane e salsa rosa e bevuto qualche birra. Quando all’orizzonte avevano visto sbucare il furgone blindato della Civis, erano usciti passando dalla porta della cucina.

L’Audi Sw utilizzata dai rapinatori per la fuga (l’altra era una Bmw, mai rinvenuta) era stata ritrovata l’indomani, completamente carbonizzata, a Valli di Chioggia lungo l’Arzeron. Una localizzazione, questa, che aveva fatto presupporre come, dopo il colpo, la banda potesse essersi diretta verso il Piovese o la Riviera del Brenta. Tra le ipotesi investigative, è stata a lungo vagliata quella che riconduceva il colpo agli eredi della Mala, ma anche quella della banda di trasfertisti con appoggi locali. Molte le analogie con l’assalto alla barca portavalori della Civis nel luglio 2013 nel Canale della Scomenzera, a Venezia. In quell’occasione ai tre banditi armati di kalashnikov era bastato meno di un minuto per prendere 1 milione e 280mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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