Nuovo palasport da 10 mila posti fronte laguna

Il sindaco Brugnaro rompe gli indugi e avvia la procedura per il “blind trust” sui terreni a Marghera di sua proprietà

MARGHERA. Un nuovo palasport da 10 mila posti ai Pili. Se ne parla da anni, tra smentite e conferme. L’ultima durante la finale europea a Tenerife, dove la Reyer ha dovuto accontentarsi del quarto posto, raggiungendo comunque un risultato storico. Là il sindaco e proprietario di Umana Luigi Brugnaro aveva rilanciato l’idea. Adesso fa un passo avanti. E annuncia di aver pronta la procedura di blind trust, cioè dell’affidamento della gestione delle sue società a soggetti esterni, come previsto dalla legge 215 del 2004. I nuovi gestori avrebbero l’incarico di vendere la gran parte dei terreni dei Pili e con il ricavato finanziare la costruzione del nuovo palazzetto dello sport da 10 mila posti.

Una strada quasi obbligata per le squadre come la Reyer che dovranno partecipare il prossimo anno all’Eurolega, perché la Federazione europea ha imposto condizioni ultimative. Il Taliercio, uno dei più bei palazzetti d’Italia, non basterà più con i suoi 4 mila posti. Nemmeno per i play-off, per cui la Federazione italiana pallacanestro ha messo limiti altrettanto severi. Le deroghe saranno concesse soltanto a chi ha già presentato un progetto per una nuova struttura.


Dunque, occorre far presto. E il sindaco ha annunciato nelle ultime ore l’intenzione di procedere. Una mossa che potrebbe anche rafforzarlo sul piano politico. Dopo l’accordo per lo stadio con l’americano Tacopina e la promozione di Venezia e Mestre, adesso il nuovo palasport. Pochi giorni dopo aver incassato il rinvio dell’Unesco sulle proposte per le grandi navi e il turismo. Un “poker” a cui potrebbe aggiungersi presto, anche se l’interessato non ne vuol sentir parlare per scaramanzia – un possibile scudetto, il primo della Reyer nel Dopoguerra.

Nuovo palasport, dunque. La prima proposta risale al 2008, presentata alla giunta Cacciari. Il progetto operativo, firmato dall’attuale vicecapo di Gabinetto allora amministratore della società “Porta di Venezia” Derek Donadini è della primavera 2015. Prevedeva oltre al palasport parcheggi e servizi nell’area dei Pili, all’imbocco del ponte della Libertà. Bloccato dal commissario perché il presidente di Umana era allora candidato sindaco. «Se sarò eletto non si farà nulla», aveva annunciato allora in campagna elettorale.

Adesso evidentemente, spinto dai nuovi eventi sportivi, ha cambiato idea. Si alza il fuoco delle critiche dalle opposizioni e da chi lo accusa di conflitto di interessi. «Sì, ma contro i miei interessi», risponde Brugnaro, «in ogni caso il “blind trust” risolverà tutto». Blind trust. Secondo la Treccani è la «forma di trust con la quale chi ricopre incarichi pubblici affida il suo patrimonio a una gestione fiduciaria, rinunciando a tutti i diritti di gestione, salvo quello a ricevere la comunicazione delle scelte effettuate. L’obiettivo è quello di prevenire i conflitti di interesse». Materia regolata dall’Agcom, l’Autorità per la concorrenza e il mercato, che dovrebbe mettere al riparo dalle polemiche. Al di là del proprietario, la scelta dei Pili come luogo di palasport e parcheggi appare dal punto di vista urbanistico quasi ideale. Facilmente raggiungibile da Venezia (4 chilometri da piazzale Roma) ma anche da Mestre e dalla terraferma. Una struttura di cui si discute da anni. Ma c’è il problema delle bonifiche. Comune e ministero per l’Ambiente hanno siglato l’accordo di programma per Marghera e per la pulizia delle aree inquinate. Ma nel febbraio scorso la società di Brugnaro ha presentato ricorso al Tar. Contro l’accordo e l’obbligo di bonificare u terreni, dunque anche contro il Comune e la Città metropolitana guidate dall’imprenditore. Gli avvocati Federico Peres, Luciano Butti e Alessandro Kiniger sostengono che quell’atto non è valido. Perché in base alla legge 152 del 2006 deve pagare chi ha inquinato. E l’acquisto dei terreni di Umana è successivo a quella data.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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