Separazione Venezia-Mestre: «Vota solo chi abita nel Comune»

Referendum: la giunta regionale esclude i residenti nella Città metropolitana

VENEZIA. La giunta regionale ha deciso: al voto per il referendum per la separazione di Venezia e Mestre dovrà andare la popolazione residente nel Comune di Venezia, e non quella residente nell’area della Città metropolitana (che comprende gli altri 43 comuni dell’ex provincia).

Nella riunione di giunta di martedì quindi è stata decisa l’estensione del corpo elettorale: ora la palla passa al Consiglio regionale che dovrà avvallare - come probabilmente farà - la decisione presa dalla giunta.

«Si propone», si legge nella delibera della giunta regionale presentata dal vice-presidente, il leghista Gianluca Forcolin, «di individuare nell’intera popolazione dell’attuale Comune di Venezia la popolazione interessata alla consultazione referendaria relativa al progetto di legge di iniziativa popolare relativo alla suddivisione del Comune di Venezia dei due comuni autonomi di Venezia e Mestre».

Il passaggio in giunta è stato fondamentale perché su quale sia il corpo elettorale c’erano - e continuano a esserci - interpretazioni diverse legate al fatto che, dopo la richiesta di referendum da parte del comitato promotore è entrare in vigore la legge Delrio sulla Città metropolitana. Il voto della giunta, cui seguirà quella del consiglio regionale, servirà a dare anche una copertura politica all’iniziativa, nel caso in cui qualcuno decidesse di segnalare la vicenda alla Corte dei Conti, contestando la spesa per un referendum con corpo elettorale diverso rispetto a quanto previsto dalla legge.

«Per noi il corpo elettorale è questo», spiega Forcolin, «ora tocca a Palazzo Ferro Fini». La delibera della Regione fa tirare un sospiro di sollievo agli autonomisti, i quali temevano che la Regione stesse tergiversando per non inimicarsi troppo il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro - contrario alla separazione - i cui rapporto con la Lega Nord sono altalenanti. «Bene che la giunta abbia deciso, ora speriamo che la palla passi presto al consiglio regionale», spiega per i promotori del referendum Marco Sitran, «il 13 di giugno il consiglio regionale si riunisce e io mi auguro che il presidente Roberto Ciambetti e il vice-presidente Gianluca Forcolin si impegnino affinché, in quella data, arrivi anche il voto del consiglio, per garantire l’accorpamento, domenica 22 ottobre, tra il referendum per la separazione di Venezia e Mestre e il referendum per l’autonomia». «Anche perché senza l’accorpamento, poiché siamo tutti adulti e vaccinati, sappiamo bene che la consultazione che riguarda Mestre e Venezia rischia di finire nel dimenticatoio. La grande manifestazione di coerenza sarà data dall’accorpamento dei due referendum». I tempi tuttavia sono molto stretti, ed è ancora presto per dire se il 22 ottobre si avrà o meno l’election day. «Quel che Zaia deve capire», è il punto di vista dei referendari, «è che si tratta della stessa battaglia».
 

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