Tuffi dai pontili, rischiano la paralisi

Jesolo. Un ragazzo di 29 anni e un altro di 18 si sono gettati vicino a riva. Hanno riportato la frattura delle vertebre cervicali

JESOLO. Due tragedie sfiorate, due vite ancora appese a un filo dopo una bravata che rischia di lasciare il segno per sempre. Tuffi pericolosi al Lido, i primi della stagione 2017 per due turisti stranieri ora in ospedale in attesa della prognosi. Potrebbero restare tetraplegici. Domenica verso le 16 un 29enne serbo, residente a Thiene, ha fatto una capriola vicino a riva, tre ore più tardi un 18enne bosniaco si è tuffato da un pontile. Entrambi gli episodi sono accaduti al Lido ovest, tra piazza Nember e il faro.

Alle 16 il servizio di salvataggio della Jesolo Turismo della torretta 1 è intervenuto per il 29 enne serbo J.D., residente a Thiene. Si è tuffato spiccando una spericolata capriola poco dopo la battigia e si è insaccato con la testa sulla sabbia compatta sott’acqua. È rimasto quasi immobile e in stato di semicoscienza, quando sono intervenuti gli assistenti ai bagnanti della Jesolo Turismo che lo hanno portato delicatamente ai riva in attesa dei soccorsi.

Trasferito in autoambulanza all’ospedale di Jesolo, è stato ricoverato in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita. Ha riportato una lesione alle tre vertebre cervicali e rischia di perdere l’uso delle gambe. È ricoverato in osservazione all’ospedale di Jesolo.

Tre ore dopo, verso le 19, un ragazzo di 18 anni, di origine bosniaca, V.D., si è invece tuffato da un pontile all’altezza di piazza Nember. Il tuffo, vietato dai pontili del Lido di Jesolo, era in acqua molto bassa e il ragazzo ha battuto la testa sulla sabbia, insaccandosi come nel caso precedente, ma con un impatto ancora più violento. La lesione è stata dunque ancora più grave, localizzata alla base del cranio nell’area cervicale, con problemi neurologici insorti poco dopo il colpo. Trasferito all’ospedale di Jesolo è poi stato portato in elicottero all’ospedale di Mestre e sottoposto a un delicato intervento nel reparto di Neurochirurgia. Anche per lui il rischio è di perdere l’uso delle gambe.

I due episodi riportano in primo piano la pericolosità dei tuffi in fondali molto bassi come quelli del litorale veneziano. Jesolo è una delle località balneari in cui questi episodi sono purtroppo più frequenti. Forse per la presenza dei tanti pontili che invogliano i giovani a sfidare il pericolo.

I divieti sono ben evidenziati all’inizio di ogni infrastruttura di legno, ma evidentemente non sono sufficienti se ogni anno, soprattutto gli stranieri, si lanciano con il rischio di perdere la vita o restare su una carrozzina.

In altri casi, anche i tuffi a riva sono molto pericolosi sempre perché l’acqua è bassa e l’impatto con la sabbia compatta sott’acqua è devastante per la colonna vertebrale. I divieti di tuffarsi dai pontili ci sono, resta il buon senso dei bagnanti di seguirli. I rischi sono troppo alti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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