Il sindaco: «Il centro islamico di San Stino va chiuso»

Secondo il Comune il cambio di destinazione d’uso dei locali non è conforme con le norme regionali. I fedeli: chiedermo tutela a un avvocato

SAN STINO. Il cambio di destinazione d’uso dei locali non è conforme alla norma regionale: il centro culturale islamico di via Tobagi deve chiudere. A darne notizia ieri sera, attraverso una nota scritta, è stato il sindaco di San Stino, Matteo Cappelletto, che tre giorni dal taglio del nastro della struttura situata sulla Triestina ha provveduto ad informare l’associazione in questione sulla difformità legislativa.
 
 «È stato comunicato all’associazione Al Hilal - La Mezzaluna», dice il sindaco Cappelletto, «il respingimento della segnalazione di cambio di destinazione d’uso dei locali siti in Via Tobagi. Dalle verifiche svolte nelle giornate di lunedì e martedì da parte dell’Ufficio tecnico comunale è emersa l’incompatibilità tra quanto previsto dalla norma regionale urbanistica e le finalità dell’associazione. Infatti la comunicazione se da un lato non aveva alcun problema dal punto di vista normativo generale sul cambio di destinazione d’uso (norma che tra l’altro prevede l’immediata possibilità di utilizzo), dall’altro lato non é applicabile per le sedi di associazioni che nello statuto prevedano attività da ricondurre alla religione (qualsiasi religione ovviamente)».
«Per questo motivo», continua Cappelletto, «abbiamo provveduto a darne immediata comunicazione all’associazione. Pur rimanendo dell’idea che la libertà religiosa è un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione e per questo da garantire e tutelare, vanno ovviamente rispettate le norme urbanistiche vigenti e quindi, non essendo le finalità statutarie dell’associazione compatibili con le norme urbanistiche la comunicazione di cambio di destinazione d’uso non può essere accettata e i locali in questione, conseguentemente, non possono essere utilizzati dall’associazione nei termini indicati». 
 
«È una cosa molto grave», dice Tanji Bouchabi, responsabile dell’associazione Al Hilal e presidente della federazione islamica veneta, «perché avevamo già inaugurato la sede alla presenza di importanti autorità facenti parte del consolato e dell’ambasciata. L’articolo della Costituzione sulle minoranze religiose non viene rispettato e a fronte di quanto ci è stato comunicato adiremo le vie legali per far valere i nostri diritti. Siamo stati avvisati solo martedì e siamo rimasti tutti molto male: dobbiamo andarcene via, non avendo un luogo dove pregare».
 
 Soddisfazione dal Comitato Salute Pubblica, che aveva organizzato la manifestazione-provocazione mangiando porchetta di maiale davanti alla sede il giorno dell’inaugurazione. Manifestazione cui i musulmani avevano replicato con estrema tolleranza e augurando “Buon appetito” ai contestatori. Sempre il comitato aveva organizzato, per sabato prossimo, una serata a base di spritz per raccogliere firme. 
 
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