Insulti contro i bengalesi mentre pregano, a giudizio

Un ventenne al centro islamico di via Paolucci con un bastone in compagnia di tre amici minorenni. Accusato di violenza privata e discriminazione

MARGHERA. Insulti e minacce con un bastone contro i bengalesi che stavano pregando durante il Ramadan. Un ventenne di Spinea, Stefano Peresin, difeso dall’avvocato Marino De Franceschi, è accusato di violenza privata aggravata dall’essere stata commessa con finalità di discriminazione razziale e religiosa, oltre che di aver portato fuori da casa un bastone potenzialmente utilizzabile per offendere. Ieri, in seguito al rinvio a giudizio disposto dalla giudice per l’udienza preliminare Roberta Marchiori, si è aperto il procedimento a suo carico davanti al tribunale collegiale di Venezia. L’udienza è stata subito rinviata al 21 giugno.

I fatti risalgono all’11 luglio 2015, quando il Ramadan stava per finire. Stando al capo d’imputazione, Stefano Peresin, in concorso con tre minori, si sarebbe presentato al centro islamico di via Paolucci, nella zona della Cita, e avrebbe minacciato i bengalesi che si trovavano là in quel momento a pregare. Prima li avrebbe intimiditi brandendo un bastone, poi rivolgendo contro gli stranieri alcune frasi dai contenuti razzisti, tra cui «Siete m..., tornate al vostro Paese» e «Chiudete qua». Azioni, queste, che stando all’accusa «hanno costretto i cittadini bengalesi presenti nel centro islamico di via Paolucci a interrompere il rito e andarsene, non riuscendo nell’intento per la reazione degli astanti». Sempre in concorso con i tre minori, Peresin è accusato anche di aver portato fuori da casa un bastone utilizzato per minacciare i bengalesi.

Quanto ai tre minorenni, per loro si sta procedendo separatamente secondo l’iter della giustizia previsto per gli under 18. Erano stati gli stessi bengalesi a chiamare la polizia e quindi a presentarsi in Questura per sporgere la denuncia. La polizia era riuscita a identificare le quattro persone coinvolte nell’episodio e per il maggiorenne ora è iniziata la fase processuale, durante la quale sarà chiamato a rispondere delle accuse che gli vengono mosse dalla Procura.

Dalla comunità bengalese che si riunisce alla Cita assicurano che dopo quell’episodio, la situazione si è tranquillizzata e nessuno più si è presentato con intenti violenti. L’episodio arrivato ora in tribunale è la testimonianza dei rapporti non sempre facili tra la comunità bengalese e la città. Tensioni, queste, che si sono ripetute anche più recentemente in via Fogazzaro, dov’era attiva una moschea che è stata chiusa al culto, con il risultato che la comunità non ha ancora trovato una sede fissa e sta valutando alcune proposte. Per il Ramadan, intanto, prosegue la ricerca di una sede provvisoria.

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