Profughi, trasferimento difficile in Argentina

Il sindaco Panfilio non ha ancora ricevuto una risposta scritta ufficiale dalla Prefettura

CONA. Non sarà facile aprire il corridoio umanitario con l’Argentina, per i profughi di Conetta, che era stato prospettato qualche settimana fa. «Non ho ancora ricevuto una risposta scritta ufficiale dalla Prefettura», dice, il sindaco Alberto Panfilio «ma le comunicazioni informali non sono incoraggianti».

Si tratta di un progetto nato lo scorso dicembre a Roma dove Panfilio era entrato in contatto, per intercessione di Papa Francesco, con l’associazione argentina «No mas hambre», che si occupa di inserire nel Paese sudamericano, che ha bassa densità abitativa, immigrati provenienti da altre parti del mondo, offrendo loro casa e lavoro, in cambio di un comportamento socialmente corretto. Una delegazione argentina era stata a Cona il 20 marzo scorso riscontrando un buon interesse da parte degli immigrati. Restava da sciogliere il nodo burocratico: cosa serviva per andare in Argentina?

«In via informale mi è stato comunicato che serve, per chi intenda trasferirsi, il possesso di uno status internazionale riconosciuto». In altre parole i profughi devono superare l’esame della commissione apposita e ottenere una forma di protezione internazionale. «Il problema» aggiunge Panfilio, «è che, una volta ottenuto lo status, se ne devono andare da Conetta che è solo centro di prima accoglienza, e c’è il rischio che si perdano in giro per l’Italia, prima di potersi trasferire». Servirebbe, quindi, una forma di coordinamento che tenga i contatti con tutti coloro che sono interessati al trasferimento oltreoceano e che li possa raggruppare al momento opportuno: un servizio che non rientra nei compiti contrattuali della cooperativa che gestisce la base e neppure in quelli istituzionali della Prefettura, a meno che non intervenga il Ministero con qualche disposizione ad hoc. «È chiaro», sottolinea Panfilio, «che l’Argentina non può risolvere il problema di Conetta, ma si tratta di uno dei vari percorsi che si possono attivare per ottenere un conssitente ridimensionamento del numero dei profughi (ora sui 1.100) qui ospitati. Altra possibilità, adesempio, sono gli incentivi ai rimpatri volontari, molto usati in Germania e pochissimo in Italia». (d.deg.)

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