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«Chiederò il porto d’armi non mi sento più sicuro»

San Donà. L’avvocato Pavanetto reagisce così dopo l’aggressione a un collega «Ormai siamo diventati bersagli di criminali che non hanno nulla da perdere»

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«Chiederò il porto d’armi e credo che tutti gli avvocati in Italia dovrebbero oggi essere agevolati nella richiesta di poter armarsi e difendersi». La reazione a caldo dell’avvocato di San Donà, Luca Pavanetto, dopo l’aggressione a un collega avvocato nel suo studio in pieno centro cittadino, è di quelle che non ti aspetti da un uomo mite, un professionista compassato. Ma l’episodio accaduto pochi giorni fa nella centralissima via Jesolo, dietro al municipio, ha profondamente scosso la categoria e anche l’opinione pubblica.

Un avvocato è stato aggredito da un cliente per cause in corso di accertamento dai carabinieri. Solo il provvidenziale intervento di un ex poliziotto, Lauro Catto, ha impedito che la lite degenerasse ulteriormente e calmato gli animi dopo che già erano iniziate contumelie, urla, spintoni. La polemica sulla sicurezza e l’armamento, sia quello della polizia locale piuttosto che del cittadino, è sempre accesa e, mai come di questi tempi, si discute pubblicamente dell’importanza di poter difendersi dopo che anche il pm di Treviso, Angelo Mascolo lo ha sollevato parlando di “giudici armati”.

A San Donà anche un altro avvocato, Riccardo Mazzon, ha affrontato la questione della legittima difesa in ambito di violato domicilio in un testo universitario. «Sto anch’io pensando di presentare la richiesta per il porto d’armi», spiega l’avvocato Pavanetto, «credo che la nostra categoria dovrebbe essere agevolata in questo senso perché sovente diventiamo bersagli di criminali, piuttosto che di persone instabili che non hanno nulla da perdere quando sfogano la loro tensione. Oggi come oggi un avvocato è impegnato in vere e proprie indagini nello svolgimento della sua professione e non mancano rischi quotidiani».

Ma l’avvocato Pavanetto parla anche di un altro problema scottante, che vede gli avvocati in prima linea come psicologi e assistenti sociali nei confronti di una società sempre più devastata dal disagio in ogni sua forma. «Ci hanno insegnato che un buon avvocato», aggiunge, «è l’ultimo argine contro la barbarie e il degrado. La nostra nobile e affascinante professione richiede doti tecniche notevoli, ma anche capacità psicologiche e di mediazione non comuni».

Giovanni Cagnassi

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