Un workshop con gli operatori di Cona, Dolo e San Donà

A giugno si terrà un workshop con gli operatori di Cona, Dolo e San Donà sui migranti. L’iniziativa, parte del progetto “Capacity Metro Building” che ha l’obiettivo di mappare tutti i servizi...

A giugno si terrà un workshop con gli operatori di Cona, Dolo e San Donà sui migranti. L’iniziativa, parte del progetto “Capacity Metro Building” che ha l’obiettivo di mappare tutti i servizi pubblici della Città metropolitana, è partita lo scorso febbraio ed è promossa dalla Cattedra Unesco sull’inclusione sociale e spaziale dei migranti internazionali allo Iuav.

«In Italia ci sono 5 milioni di immigrati regolari che sono diffusi su tutto il territorio» ha detto Marconi «contro una minima parte che chiede di restare. Il sindaco di Cona è bravissimo perché non sfrutta la situazione come fanno altri politici, ma ce la sta mettendo tutta. Noi andremo a parlare con gli operatori che gestiscono questi spazi, in alcuni casi con ottimi risultati come la Città Solare di Dolo, in altri più contestabili come a Cona».

Ieri la coordinatrice Giovanna Marconi ne ha parlato all’incontro “Conversazioni etiche sulla sostenibilità integrata”. Nell’aula magna di Ca’ Dolfin, con Giorgio Conti, responsabile degli Archivi della Sostenibilità di Ca’ Foscari, e la docente Silvia Zanlorenzi, c’erano anche Paolo Pobbiati di Amnesty International e Luisella Pavan Woolfe, direttrice del Consiglio d'Europa.

Chi sono le persone che chiedono di entrare nel nostro Paese? «Noi vediamo persone che arrivano in condizioni disperate» ha detto Conti «ma non ci domandiamo mai da dove vengono? Nel mondo ci sono situazioni di crisi non solo di guerra, ma anche ambientale che dovremmo conoscere». Molti Paesi versano in una situazione disastrosa, come il Bangladesh, uno dei Paesi vittima del global warming, con allagamenti che distruggono le coste. «Il problema è che più c’è intolleranza» ha detto Pobbiati di Amnesty «più aumenta. Il risentimento non è tra musulmani e cristiani, ma tra ricchi e poveri. Noi stiamo partendo con un progetto che ha lo scopo di intervenire in particolare nei social dove ci sono delle situazioni di hate speech, di odio, nel tentativo di fare da intermediari, ma sono i politici che si devono rendere conto che non è un fenomeno di passaggio e attuare delle scelte che vanno verso l’integrazione».

Vera Mantengoli

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