«Terrorismo, una guerra dobbiamo vincere la paura»

Il messaggio del patriarca Moraglia per Pasqua: «Non cediamo alla vendetta Anche la nostra città non è estranea al pericolo, rispondiamo con l’amore»

È un’invocazione, quasi un grido, ad una Pasqua di verità, di giustizia e di pace il messaggio augurale del patriarca Francesco Moraglia che rivolge «a tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro fedi, etnie e culture». Pasqua, la grande speranza del mondo dove vince l'amore, è per i cristiani la risurrezione di Cristo. Il presule che la definisce «festa per eccellenza, festa della liberazione dalla paura, dall’odio, dalla violenza, dal peccato» pone profonde riflessioni legate a situazioni attuali. Queste le sue parole: «Al di là delle appartenenze tutti, in questi giorni, siamo rimasti attoniti dinanzi ai drammatici eventi di terrore e morte che i media ci propongono in tragica sequenza; è il momento in cui siamo chiamati a reagire superando paura, tentazione di fuga, desiderio di vendetta».

Il riferimento del presule va dritto «agli ultimi drammatici fatti della Siria, di Stoccolma e delle comunità cristiane d’Egitto (tra cui Alessandria, a noi veneziani molto cara per il comune riferimento a San Marco), senza dimenticare i dolorosi fatti capitati in altre parti del mondo dove moltissimi sono i perseguitati per motivi di fede».

Subito, il Patriarca, ricorda il numero dei cristiani uccisi nel 2016 a causa della fede in Gesù: «Sono stati novantamila». E mentre il presule argomenta sul terrorismo planetario, «è come una “guerra” diffusa a livello mondiale, inafferrabile e incontrollabile; una guerra “a pezzi”, per usare le parole di Papa Francesco», il pensiero va alla “sua” città che spiritualmente guida da cinque anni (precisamente dal 25 marzo 2012) e ringrazia tutti coloro che ne hanno cura proteggendo i residenti, gli ospiti, il patrimonio architettonico. Con chiarezza il Patriarca Moraglia dice: «Sia pure col sollievo per il grave pericolo scampato, grazie all’azione della magistratura e delle forze dell’ordine a cui va il nostro ringraziamento, abbiamo drammaticamente compreso che anche Venezia non è estranea a tali dinamiche. E abbiamo provato, sulla nostra pelle, la sensazione d’essere fortemente “a rischio”, come tante altre parti del mondo».

Infine il presule evidenzia tre temi: la paura, la speranza, il dono. Il primo «non dà lucidità, non tutela una comunità, non è mai proposta costruttiva», il secondo che sradica dalla paura è l'orizzonte dell'uomo e della storia; il terzo: «è la grande festa di Pasqua, nuova occasione per ripartire; è un'opportunità che ci è data come grazia e che, a tutti, chiede umiltà e disponibilità alla conversione per passare dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla menzonga alla verità, dall'odio all'amore incondizionato».

Nadia De Lazzari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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