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Venezia, cede balaustra in ferro architetto travolto cade in laguna

Perni arrugginiti, nessuna manutenzione. Il professionista si appoggia e la struttura non lo regge «Non ho riportato lesioni, ma occorrono interventi». Segnalazioni inascoltate da campo Junghans

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VENEZIA. Si appoggia alla balustra in ferro, ma i perni arrugginiti cedono di schianto e finisce in acqua, travolto dalla pesante ringhiera in ferro. È successo l’altro pomeriggio alla Giudecca, in campo Junghans.

Un giovane architetto dell’isola, Federico Sutera, stava giocando con la figlia di sei anni in campo, quando è stato travolto dalla protezione. Un incidente che poteva avere conseguenze molto gravi, visto che il manufatto è a sua volta precipitato in laguna, sfiorandogli la testa.

«Mi sono appoggiato a una delle balaustre che delimitano il campo e danno sulla laguna sud, vicino all’isola ecologica di Veritas», racconta, «ma la ringhiera invece di sostenermi si è spostata in avanti e qualche secondo dopo sono improvvisamente caduto in acqua. Mia figlia si è spaventata moltissimo e si è messa a piangere. Nel frattempo un extracomunitario e altri due ragazzi sono immediatamente intervenuti in mio soccorso. Solo grazie al loro aiuto sono riuscito a risalire dall’acqua e poi abbiamo anche recuperata la ringhiera che era quasi del tutto affondata».

Com’è potuto succedere? «Gli abitanti del campo mi hanno confermato che avevano fatto molte segnalazioni al Comune per richiedere un intervento immediato, per evitare che qualcuno si facesse male». «Potete immaginare il pericolo», continua, «se succedeva a un bambino, o a un anziano che crede di appoggiarsi a un sostegno che invece non tiene niente».

«I quattro punti di saldatura che garantivano stabilità e sicurezza erano saltati», racconta il professionista, ancora provato dalla pericolosa avventure, «e le uniche parti che sostenevano in piedi la ringhiera erano solo due perni sulla parte laterale sinistra. Uno di questi è saltato non appena mi sono aggrappato alla balaustra che si spostava in avanti».

A quel punto la caduta inevitabile nelle acque ancora fredde della laguna. «Fortunatamente non ho riportato lesioni gravi, ma tutto quello che avevo nello zainetto compreso un cellulare e una macchina fotografica professionale è stato irrimediabilmente danneggiato dall’acqua salsa». Dopo aver rassicurato la bambina, Sutera è tornato a casa, si è asciugato e rivestito. «Sono arrivati i vigili urbani e ho raccontato quello che mi era successo», dice, «mi hanno detto che potrà chiedere il risarcimento dei danni subiti. Ma chiedo anche che quel luogo venga messo in sicurezza». Un problema che si allarga alla manutenzione di strutture logorate dal tempo e dalla salsedine, spesso non più atte a garantire la sicurezza. Come le numerose ringhiere e i parapetti sulle fondamente e sulle rive dei canali. «Chiedo si faccia qualcosa», è l’appello dell’architetto, «senza aspettare che qualcun altro cada in acqua e magari sia meno fortunato di me».

Alberto Vitucci

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