Riutilizzo delle chiese, censiti 10 edifici

Primi interventi su San Fantin e tempio votivo del Lido, poi toccherà a San Beneto, Maddalena, Sant’Aponal e Santo Spirito

«Pensiamo alla possibilità concreta di riaprire chiese oggi chiuse per ospitare attività culturali o espositive, diventare biblioteche o sale di letture, ma anche luoghi per attività legate all’accoglienza, come quelle in forme e modi da concordare, legate anche alla presenza di famiglie di extracomunitari». Don Gianmatteo Caputo, delegato patriarcale per i Beni culturali è intervenuto ieri all’Assemblea dei Comitati Privati per parlare di restauri, ma anche chiarito ulteriormente l’apertura fatta il giorno prima dal Patriarca Francesco Moraglia al riuso delle chiese oggi non più utilizzate o che non hanno più funzioni di culto.

San Fantin e Tempio votivo. «Sono in tutto una decina le chiese su cui stiamo ragionando per riaprirle con funzioni che però non tradiscano il senso dei luoghi, per progetti condivisi anche dal Patriarcato» spiega don Caputo «La prima che riapriremo già entro l’anno è quella di San Fantin. Grazie anche a un contributo della Regione, oltre che nostro, sarà realizzato un nuovo sistema di illuminazione e un nuovo riscaldamento sotto un pavimento “flottante” che sarà installato e che consentirà alla chiesa di poter essere utilizzata per più funzioni. L’altro edificio su cui interverremo è il Tempio Votivo del Lido su cui è già partito il restauro finanziato anche dal Comune e che sarà così recuperato, dopo anni di chiusura, a un uso continuativo anche nella parte superiore. Ma sono diverse le chiese, come San Beneto e la chiesa della Maddalena, Sant’Aponal e la chiesa dello Spirito Santo, su cui siamo impegnati per una riapertura ad altri usi, che non impediscano, però, in determinate occasioni, anche di ospitare funzioni religiose».

Per altre chiese, come San Barnaba, che ora ospita in permanenza una mostra di macchine leonardesche che di fatto impedisce la vista delle opere della chiesa, si attende la scadenza della convenzione per “liberarla”.

Attività di carità. Più delicato il discorso di riservare gli edifici di culto non più utilizzati anche per attività di carità - come ha sottolineato nel suo intervento il Patriarca - legate ad esempio all’accoglienza di famiglie di extracomunitari che possano garantire ad esempio la loro apertura. La normativa attuale infatti non lo consente, ma è una prospettiva che si spera di poter avviare in futuro.

Normativa fiscale. Nel suo intervento ai Comitati Don Caputo - come il Patriarca il giorno prima - ha messo anche l’accento sulla normativa fiscale penalizzante per il patrimonio ecclesiastico. Non si consente che, ad esempio, chi contribuisce ai restauri di chiese o di opere in esse contenute, possa usufruire delle defiscalizzazioni legate all’Art Bonus, perché le chiese pur essendo luoghi pubblici sono considerate dallo Stato italiano di proprietà privata. «Vogliamo stipulare anche una convenzione con i Comitati privati e le Soprintendenze» ha detto ancora il delegato patriarcale «sull’esempio di quella che i Comitati hanno già firmato con il Ministero dei Beni Culturali, per rendere più agevoli anche sotto il profilo normativo gli interventi di restauro nelle chiese».

Altri restuari. Tra i restauri che stanno per prendere il via negli edifici di culto, quello della Tomba di Canova nella chiesa dei Frari (a cura del Comitato Venice in Peril Fund) e la prosecuzione del restauro di San Sebastiano da parte di Save Venice. Il Comitato olandese continuerà a occuparsi invece con nuovi restauri della chiesa di San Zaccaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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