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«I kosovari accusati di jihad mi hanno massacrato»

Il racconto del veneziano che due anni fa era stato aggredito da Dake Haziraj a Santa Maria Formosa: mi hanno picchiato come due professionisti

VENEZIA. È un incubo che non passa mai. I pugni di faccia, i calci alla testa, i colpi sferrati con un mattarello e quella lama di coltello che solo per un attimo non l’ha colpito ancora. Era il 20 luglio 2014 e un noto professionista veneziano, pestato a sangue vicino a campo Santa Maria Formosa, finiva all’ospedale con il volto massacrato. Due anni e mezzo più tardi, ha riconosciuto in almeno uno dei tre kosovari della cellula jihadista scoperta a Venezia gli aggressori di quella sera di m ...

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VENEZIA. È un incubo che non passa mai. I pugni di faccia, i calci alla testa, i colpi sferrati con un mattarello e quella lama di coltello che solo per un attimo non l’ha colpito ancora. Era il 20 luglio 2014 e un noto professionista veneziano, pestato a sangue vicino a campo Santa Maria Formosa, finiva all’ospedale con il volto massacrato. Due anni e mezzo più tardi, ha riconosciuto in almeno uno dei tre kosovari della cellula jihadista scoperta a Venezia gli aggressori di quella sera di mezza estate: si tratta di Dake Haziraj, arrestato la settimana scorsa e sul quale pende anche la denuncia per lesioni nei confronti del cinquantenne.

Il professionista è stato ascoltato a lungo in queste ore dagli inquirenti, anche per via di alcuni particolari che, alla luce di quanto scoperto, potrebbero rivelarsi utili alle indagini. «Mi hanno colpito senza pietà», racconta, «io ho fatto per molti anni judo e me ne intendo: Haziraj, che ho subito riconosciuto, e il ragazzo che era con lui, mi hanno picchiato come due professionisti, con freddezza ed estrema precisione. Ho capito che era gente abituata ai pestaggi».

Un’aggressione nata senza ragione sotto gli occhi della figlia dell’uomo, nei pressi del pizza Cip-Ciap. Un breve scambio di battute senza nemmeno capirsi e poi i due sono saltati addosso al veneziano. «Non sono nemmeno riuscito a difendermi da tanto ero rimasto stordito sotto i primi, violentissimi colpi», spiega ancora, «sapevano prendere la mira con molta precisione e sapevano dove infierire: gli occhi, il naso la fronte. E mentre uno mi picchiava in faccia, l’altro mi ha bastonato non so quante volte, sicuramente più di cinquanta, sulla nuca».

Poi è spuntato il coltello. «Avrà avuto una lama di circa 30 centimetri», racconta ancora il professionista, «a quel punto la gente intorno a me ha incominciato a gridare di scappare e io sono scappato più veloce che ho potuto verso San Marco». Gli aggressori si sono poi dileguati tra le calli.

L’uomo, nel frattempo, era stato ricoverato in ospedale per trauma cranico, frontale e mandibolare, fratture scomposte al naso che hanno richiesto un intervento chirurgico, e traumi a entrambi gli occhi che gli hanno provocato una riduzione della vista. Ma la ferita che non si è rimarginata resta quella interiore. «La notte ho ancora gli incubi e solo quando ho saputo che li avevano arrestati ho provato qualcosa che assomigliava al sollievo».

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