«Ma contro il terrorismo non servono leggi speciali»

Incubo Is a Venezia: il procuratore Adelchi d’Ippolito: «La Jihad si sconfigge con la democrazia. Non bisogna farsi prendere dalla paura. E lo striscione a Rialto è la risposta»

VENEZIA. Il Procuratore reggente Adelchi d’Ippolito è il coordinatore dell’indagine che ha portato alla scoperta della presunta cellula jihadista nel cuore di Venezia e all’arresto di quattro giovani kosovari che, secondo l’accusa, dovevano compiere un attentato sul Ponte di Rialto usando una bomba artigianale o dei coltelli. Lo scopo, comunque, era quello di uccidere un numero elevato di “miscredenti”. 

Venezia, l'arresto della cellula jihadista

 
Per la prima volta Venezia è al centro di un’inchiesta su un gruppo di presunti jihadisti. La città stenta a credere, quasi ci fosse la convinzione che Venezia sia immune a questi fatti. Come mai secondo lei?
 
 «Io ho visto una città che ha risposto benissimo. Il giorno dopo lo striscione sul ponte di Rialto è stata la cosa più bella che ho visto. Lo scopo del terrorismo è di creare paura, di limitare gli spazi di libertà delle persone. Venezia con quello striscione ha detto “no” alla paura. E questo è stato un messaggio importante. Non bisogna farsi bloccare dalla paura e prendere decisioni sull’onda emotiva. Per questo dico che non abbiamo bisogno di leggi speciali. Il terrorismo va sconfitto con la democrazia. Noi come paese abbiamo l’esperienza di aver sconfitto il terrorismo degli anni Settanta e Ottanta senza leggi straordinarie. E così dobbiamo continuare. Non dobbiamo ragionare con la paura addosso». 
Il procuratore Adelchi d'Ippolito
 
Con le sconfitte sul terreno, l’Is ha dato il via ad una nuova strategia del terrore, non chiede solo nuovi combattenti ma esorta a colpire i “miscredenti” a casa loro. La gente teme gli sbarchi e chi arriva con i barconi. Ma chi sono i nuovi terroristi? 
 
«Sono i ragazzi della porta accanto, gli insospettabili che si mescolano alla gente. E qui sta la difficoltà nell’individuarli. L’indagine che ha portato all’arresto dei quattro sospettati è stata la dimostrazione di un efficace controllo del territorio e di un perfetto coordinamento della Procura di polizia e carabinieri. Questo è stato un successo di tutto lo Stato. Il coordinamento tra le varie forze di polizia è sicuramente un punto di forza dell’indagine. Da quando sono arrivato qui, due anni e mezzo fa, è stato un mio obiettivo quello di coordinare le varie forze dell’ordine per farle lavorare meglio. Sicuramente si ottengono migliori risultati e si sprecano meno risorse ed energie. E i risultati ci sono».
 
Quattro ragazzi all’apparenza insospettabili, dalla faccia pulita che volevano compiere un attentato sul ponte di Rialto. Una duplice vittoria averli bloccati? 
 
«La notizia di un attentato sul ponte di Rialto avrebbe fatto il giro del mondo e per l’Is sarebbe stata una grande pubblicità. Aver bloccato il gruppo ha prima di tutto impedito la perdita di vite umane o il ferimento di queste e in secondo luogo non c’è stata propaganda per i terroristi». 

Jihad a Venezia, ecco il covo degli aspiranti kamikaze

 
Magistratura e forze di polizia sono chiamate ad uno sforzo maggiore per contrastare questo terrorismo “low profile”. La minaccia può arrivare da chiunque?
 
«Purtroppo sì. Certo lo sforzo di magistratura e forze di polizia è notevole. Noi non abbassiamo la guardia e di sicuro non pensiamo che aver scoperto questa cellula abbia risolto il problema terrorismo. L’impegno è continuo e sempre molto elevato. Posso garantire che nessuno molla».
 
 A Venezia e in Veneto sono aumentati i segnali della presenza di possibili attentatori e il Nordest è sempre più crocevia per i combattenti diretti in Siria e terra di proselitismo jihadista? 
 
«A Venezia si stanno celebrando importanti processi che riguardano vicende di terrorismo internazionale. Questo a dimostrazione di quanto la Procura antiterrorismo e le forze di polizia hanno lavorato e stanno lavorando. L’impegno è massimo. Il Veneto per la sua collocazione geografica è un punto di transito importante per chi, dal centro e nord Europa si reca a combattere in Siria e in Iraq. Anche in considerazizone di questo i nostri sforzi sono massimi».
 
I processi: Veapi. I processi a cui si riferisce il Procuratore reggente d’Ippolito si svolgeranno tra aprile e maggio; nelle aule del tribunale di Venezia sono in programma due procedimenti legati al filone terrorismo. Si inizia l’11 aprile quando in aula bunker a Mestre saranno giudicati con rito abbreviato dal giudice Massimo Vicinanza Ajhan Veapi, 39 anni, residente per qualche tempo ad Azzano Decimo (Pordenone), consigliere del centro islamico di Pordenone, arrestato a febbraio 2016 dai carabinieri del Ros a Mestre, e Rok Zavbi, sloveno di 30 anni, primo collaborante rientrato in Italia. Secondo la Procura di Venezia, sarebbero presunti reclutatori dell’Is che si muovevano lungo l’asse Veneto-Friuli. Il terzo imputato, Munifar Karamaleski, macedone di 29 anni, partito dall’Alpago per Raqqa, è invece latitante: il giudice dovrà decidere se rinviarlo a giudizio e quindi processarlo per via ordinaria.
 
Meriem. Il 16 maggio si aprirà invece il processo a Meriem Rehaily, 21 anni, marocchina sparita dalla sua casa di Arzegrande, nel Padovano, il 14 luglio 2015 per arruolarsi nell’Is e combattere a fianco dello Stato Islamico con i nickname di “Sorella Rim” o “Rim l’Italiana” quale esperta nel campo della sicurezza in Rete. L’accusa per la giovane è di “arruolamento con finalità di terrorismo internazionale”. Sulla ragazza pende da giugno un mandato di cattura internazionale per terrorismo. Sarà processata in contumacia.
 
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Video del giorno

L'operazione della Dia, le immagini dal drone

La guida allo shopping del Gruppo Gedi