"Usiamo il coltello, segno di riconoscimento per l'Is"

Le intercettazioni dei kosovari arrestati per terrorismo: ecco come ottenere una rivendicazione certa

VENEZIA. L’uso del coltello come arma per gli attentati ha due scopi fondamentali: il primo consente all’Is di distinguerli da atti compiuti dalla criminalità comune, e quindi rivendicarli, e poi perché l’uso del coltello avvicina ai dettami dell’Islam. Naturalmente secondo queste teorie terroristiche. Emerge dall’inchiesta che mercoledì notte ha portato in carcere quattro appartenenti alla presunta cellula jihadista smantellata in centro storico da carabinieri e polizia.
Il sostituto procuratore Francesca Crupi spiega, nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare al gip Alberto Scaramuzza, questi due aspetti sull’uso del coltello sul quale si addestravano con tutorial video i quattro giovani kosovari arrestati.
 

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Il magazine dell’Is. Nel video tutorial usato per apprendere le tecniche dell’uso del coltello per uccidere, alla fine viene reclamizzato l’ultimo numero del magazine “Rumiyah” definito la “rivista dell’Is per la conquista di Roma”. Il riferimento è al numero di ottobre 2016. In un articolo viene spiegata l’importanza di effettuare attentati con coltelli anche da parte di fedeli che non sono addestrati all’uso delle armi, per poi poter rivendicare gli atti a nome dell’Is. In sostanza un marchio di fabbrica, per poterli distinguerli così da episodi di criminalità comune. Sempre nell’articolo, con un contenuto analogo a quello del video, viene rivolta una particolare attenzione a quelle armi e tecniche utilizzate, per massimizzare l’efficacia e aumentare le ferite mortali. Sempre secondo quanto scritto nell’articolo, l’uso del coltello per uccidere aiuta ad avvicinarsi ulteriormente ai “dettami della religione”. Negli ultimi tre anni e quattro mesi in Europa ci sono stati ben dieci attentati compiuti da cosiddetti “lupi solitari” dove sono state impiegate delle armi da taglio, come coltelli e accette, per uccidere. Tutti attentati rivendicati dall’Is.
 
Tecniche chirurgiche. Video e articolo spiegavano il tipo di coltello da usare “non troppo piccoli ma affilati e non quelli usati comunemente” e i punti dove colpire. Nel video che i presunti jihadisti guardano, la voce narrante è in francese. Spiega che la tecnica più efficace per causare la morte è quella di tagliare la gola, la seconda di colpire al torace puntando al cuore e la terza di tagliare la coscia per recidere l’arteria femorale. Colpire una persona al torace, è spiegato nel video, non è facile. E quindi può dimostrarsi la tecnica meno efficace. Infine viene suggerito di ferire al braccio l’infedele e tagliare l’arteria dello stesso in tre punti. Nel video gli esempi vengono fatti su un uomo che viene definito “agente della coalizione crociata”.
 
Gli jihadisti dei Balcani. Nell’ultimo anno gli inquirenti italiani che si stanno occupando di terrorismo hanno notato un notevole aumento dell’attività, verso l’Europa, di jihadisti provenienti da Bosnia, Kosovo e Albania. In una nota, a margine della richiesta di ordinanza compilata dagli inquirenti coordinati dal Procuratore reggente Adelchi D’Ippolito, viene spiegata la genesi di questo attivismo balcanico. Nel 201 Al Hayat Media Center, casa di produzione dell’Is, ha prodotto un video destinato ai musulmani residenti o originari delle Repubbliche della ex Jugoslavia e dei Balcani, dal titolo “Honor is in Jihad - A message to the People of the Balkans”, con lo scopo di spingere le popopolazione della ex Jugoslavia e dei balcani alla Jihad e ad arruolarsi nell’esercito del Califfato. Protagonisti sono tutti combattenti provenienti da questa zona, considerata un importante corridoio per i foreign fighters e per i cosiddetti “returns” dai territori di guerra della Siria e dell’Iraq. Si tratta di un’area dove è attiva una rete di fondamentalisti musulmani sovvenzionati da stati wahabiti del Golfo Persico, ad iniziare dall’Arabia Saudita. Il tutto ha inizio con la fine delle guerre degli anni Novanta, quando hanno operare sul territorio associazioni islamiche che inizialmente avevano scopi caritatevoli, ma che ben presto hanno imposto regole integraliste a un Islam, quello balcanico, da sempre moderato.

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In questo momento il Kosovo è uno dei Paesi con il più alto numero di foreign figthers presente in Siria, in rapporto alla popolazione, con un tasso di reclutamento molto superiore a quello della Francia. Nel video vengono invitati i musulmani a lasciare i propri Paesi per combattere i miscredenti in un ogni luogo della terra, dando la possibilità di effettuare la Jihad anche nei propri paesi, con l’invito di formare piccole cellule di combattenti, in modo tale da creare il panico nei miscredenti che «avranno paura di camminare in strada, di lavorare nei propri uffici e saranno terrorizzati e depressi anche nelle proprie abitazioni». 
 
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