Islamici di Mestre: «Noi che non c'entriamo ci sentiamo colpevoli e impauriti»

Parlano i bangladesi del centro islamico di via Fogazzaro dove ogni tanto capitavano i ragazzi kosovari accusati di preparare un attentato a Rialto. «Dopo questa storia ho paura per il tipo di gente che mio figlio potrebbe incontrare fuori di qui »

MESTRE. «Mi sento colpevole. So che non c'entro nulla come il resto delle persone che pregano qui, ma mi sento colpevole».
 
Kamrul Syed, è il portavoce della comunità bengalese che si ritrova a pregare in via Fogazzaro, a Mestre, dove si recavano ogni tanto alcuni dei ragazzi kosovari accusati di preparare l'attentato al ponte di Rialto. Una comunità, spiega davanti al centro culturale: «specialmente fatta da ragazzi così giovani: adesso abbiamo paura  per i nostri figli, perché non sappiamo le persone che possono incontrare o frequentare fuori da qui».
 
 Oggi è venerdì, giorno di preghiera, c'era anche qualche ragazzo kosovaro che pregava. E oggi, coincidenza, scadeva la proroga concessa al centro culturale islamico dal Comune per mettersi in regola con i permessi per poter pregare, tanto che in mattinata sono arrivati i vigili, che hanno fatto il verbale tarsmesso agli uffici.
Il piccolo centro di preghiera potrebbe chiudere a ore.
 
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